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		<title>Qualità di vita: perché è un indicatore importante anche in oncologia</title>
		<link>https://psiconcologia.net/qualita-di-vita-perche-e-un-indicatore-importante-anche-in-oncologia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 11:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[La Sfera Emotiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In oncologia, valutare l’efficacia delle cure significa considerare non solo gli esiti clinici della malattia, ma anche come la persona sta vivendo durante e dopo i trattamenti. La qualità di vita comprende infatti diverse dimensioni: benessere fisico e psicologico, relazioni, attività quotidiane, lavoro e partecipazione sociale. Sintomi legati alla malattia, effetti delle terapie, stanchezza, dolore,&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">In oncologia, valutare l’efficacia delle cure significa considerare non solo gli esiti clinici della malattia, ma anche come la persona sta vivendo durante e dopo i trattamenti. La qualità di vita comprende infatti diverse dimensioni: benessere fisico e psicologico, relazioni, attività quotidiane, lavoro e partecipazione sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sintomi legati alla malattia, effetti delle terapie, stanchezza, dolore, difficoltà emotive o cambiamenti nella vita familiare e professionale possono avere un impatto diverso da persona a persona e possono persistere anche dopo la conclusione delle cure.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo la qualità di vita può essere valutata attraverso strumenti standardizzati, spesso compilati direttamente dai pazienti. Queste informazioni, definite Patient-Reported Outcomes (PRO), permettono di conoscere aspetti dell’esperienza di malattia che non sempre emergono dagli esami clinici o durante una visita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Monitorarli nel tempo può aiutare l’équipe a riconoscere precocemente sintomi e bisogni, valutarne l’evoluzione e individuare, quando necessario, interventi di supporto o riabilitazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Integrare la qualità di vita nella valutazione del percorso oncologico significa quindi affiancare ai risultati della cura il punto di vista della persona, considerando ciò che accade nella sua quotidianità e ciò che per lei è rilevante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Il corpo dopo le cure: riconoscersi nei cambiamenti</title>
		<link>https://psiconcologia.net/il-corpo-dopo-le-cure-riconoscersi-nei-cambiamenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 10:39:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corpo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cicatrici, perdita dei capelli, variazioni di peso e altri effetti delle terapie possono rendere visibile l’esperienza della malattia oncologica. Alcuni cambiamenti sono temporanei, altri possono accompagnare la persona più a lungo. La loro presenza può influenzare il modo di vivere determinate situazioni, soprattutto quando si teme che gli altri possano notare i segni delle cure,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Cicatrici, perdita dei capelli, variazioni di peso e altri effetti delle terapie possono rendere visibile l’esperienza della malattia oncologica. Alcuni cambiamenti sono temporanei, altri possono accompagnare la persona più a lungo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La loro presenza può influenzare il modo di vivere determinate situazioni, soprattutto quando si teme che gli altri possano notare i segni delle cure, fare domande o rivolgere attenzioni non desiderate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste un modo corretto né un tempo prestabilito per adattarsi. Per alcune persone i cambiamenti diventano progressivamente parte della propria storia; per altre possono continuare a rappresentare una fonte di disagio.</p>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">Quando questa difficoltà condiziona la quotidianità, le relazioni o porta a evitare alcune situazioni, il supporto psico-oncologico può aiutare a elaborare il significato dei cambiamenti e a trovare strategie personali per affrontarli.</p>
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		<title>Tumore e immagine corporea: ritrovare il proprio equilibrio</title>
		<link>https://psiconcologia.net/tumore-e-immagine-corporea-ritrovare-il-proprio-equilibrio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 10:37:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Il Corpo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tumore e i suoi trattamenti possono determinare cambiamenti temporanei o permanenti del corpo. Interventi chirurgici, perdita dei capelli, cicatrici, variazioni di peso o altri effetti delle terapie possono modificare il modo in cui una donna percepisce la propria immagine. L’immagine corporea non riguarda soltanto l’aspetto esteriore, ma comprende pensieri, emozioni e percezioni legati al&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Il tumore e i suoi trattamenti possono determinare cambiamenti temporanei o permanenti del corpo. Interventi chirurgici, perdita dei capelli, cicatrici, variazioni di peso o altri effetti delle terapie possono modificare il modo in cui una donna percepisce la propria immagine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’immagine corporea non riguarda soltanto l’aspetto esteriore, ma comprende pensieri, emozioni e percezioni legati al proprio corpo. Per questo i cambiamenti associati alla malattia possono avere ripercussioni sull’autostima, sul senso di identità, sulle relazioni e, in alcuni casi, sulla sfera affettiva e sessuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste un modo unico di reagire. Alcune donne riescono ad adattarsi progressivamente alle trasformazioni, mentre per altre può essere necessario più tempo. Anche cambiamenti che dall’esterno possono sembrare secondari possono assumere un significato importante per la persona che li vive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendersi cura di sé può significare molte cose: recuperare gradualmente familiarità con il proprio corpo, dedicarsi ad attività che favoriscono il benessere, parlare delle proprie difficoltà o concedersi il tempo necessario per adattarsi a una nuova immagine di sé.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Il supporto psico-oncologico può aiutare a riconoscere e affrontare le difficoltà legate all’immagine corporea, accompagnando la persona nel processo di adattamento ai cambiamenti determinati dalla malattia e dalle terapie.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Una diagnosi di tumore: da dove cominciare?</title>
		<link>https://psiconcologia.net/una-diagnosi-di-tumore-da-dove-cominciare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 10:36:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[E ora che faccio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ricevere una diagnosi di tumore può rappresentare un momento di forte discontinuità nella propria vita. Nelle prime fasi possono emergere paura, incredulità, rabbia, tristezza, difficoltà a concentrarsi o una sensazione di disorientamento.&#160;Non tutte le persone reagiscono allo stesso modo&#160;e le emozioni possono cambiare nel corso del tempo. In questo momento può essere utile procedere gradualmente,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">Ricevere una diagnosi di tumore può rappresentare un momento di forte discontinuità nella propria vita. Nelle prime fasi possono emergere paura, incredulità, rabbia, tristezza, difficoltà a concentrarsi o una sensazione di disorientamento.&nbsp;<strong>Non tutte le persone reagiscono allo stesso modo</strong>&nbsp;e le emozioni possono cambiare nel corso del tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo momento può essere utile procedere gradualmente, cercando di distinguere ciò che richiede una decisione immediata da ciò che può essere affrontato successivamente. Comprendere la diagnosi e il percorso terapeutico proposto, raccogliere le informazioni necessarie e chiarire eventuali dubbi con l’équipe curante sono alcuni dei primi passi possibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La malattia può avere ripercussioni anche sulla vita familiare, lavorativa e sociale. Chiedersi&nbsp;<strong>di quali informazioni, risorse e forme di aiuto si ha bisogno</strong>&nbsp;può contribuire a individuare le proprie priorità: con chi desidero parlare della diagnosi? Quali aspetti della quotidianità potrebbero cambiare? Chi può aiutarmi concretamente? Quali preoccupazioni vorrei condividere con i professionisti che mi seguono?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è necessario affrontare tutto contemporaneamente, né esiste un unico modo corretto di vivere questa fase. Alcune persone trovano sostegno nelle proprie relazioni, altre sentono il bisogno di uno spazio professionale nel quale affrontare pensieri, emozioni e cambiamenti legati alla malattia. Quando il disagio emotivo diventa difficile da gestire o semplicemente si desidera un supporto specifico,&nbsp;<strong>è possibile rivolgersi a uno psico-oncologo</strong>, che può accompagnare la persona nelle diverse fasi del percorso oncologico.</p>
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		<item>
		<title>Primo colloquio con lo psiconcologo? Che fare?</title>
		<link>https://psiconcologia.net/primo-colloquio-con-lo-psiconcologo-che-fare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 10:32:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[E ora che faccio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>AAffrontare una diagnosi oncologica e il percorso di cura può avere un impatto significativo non solo sul benessere fisico, ma anche sulla sfera emotiva, relazionale e sociale. In questo contesto, il supporto psico-oncologico può offrire uno spazio professionale dedicato all’ascolto e alla comprensione dei bisogni psicologici della persona nelle diverse fasi della malattia. Il primo&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap wp-block-paragraph">AAffrontare una diagnosi oncologica e il percorso di cura può avere un impatto significativo non solo sul benessere fisico, ma anche sulla sfera emotiva, relazionale e sociale. In questo contesto, il supporto psico-oncologico può offrire uno spazio professionale dedicato all’ascolto e alla comprensione dei bisogni psicologici della persona nelle diverse fasi della malattia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo colloquio con lo&nbsp;<strong>psico-oncologo</strong>&nbsp;rappresenta soprattutto un momento di conoscenza e valutazione. Non è necessario arrivare preparati, né sapere in anticipo cosa raccontare o quali aspetti affrontare. Lo psico-oncologo può aiutare la persona a ricostruire la propria esperienza, a individuare eventuali fonti di disagio e a comprendere quali risorse personali, familiari e sociali possano essere utili nel percorso di cura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante l’incontro possono emergere temi diversi: il modo in cui è stata vissuta la diagnosi, le reazioni ai trattamenti, i cambiamenti nella quotidianità e nelle relazioni, le preoccupazioni legate alla salute, al lavoro, alla famiglia o al futuro. Possono trovare spazio anche emozioni come paura, rabbia, tristezza o incertezza, senza che la loro presenza rappresenti necessariamente il segnale di un disturbo psicologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni esperienza oncologica è infatti individuale e può modificarsi nel tempo. Per questo il supporto psico-oncologico non segue un percorso identico per tutti: sulla base dei bisogni rilevati, professionista e paziente possono definire insieme obiettivi e modalità dell’intervento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La relazione terapeutica si costruisce progressivamente attraverso ascolto, fiducia e collaborazione. Il primo colloquio è quindi il punto di partenza per comprendere se e in quale modo un sostegno psicologico possa contribuire al benessere della persona e accompagnarla durante il percorso oncologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>TUMORI: IN ITALIA 4,7 MILIARDI PER I FARMACI, +9,6% IN UN SOLO ANNO DIMINUITE DEL 15% LE MORTI IN UN DECENNIO MA LA SPESA VA GOVERNATA</title>
		<link>https://psiconcologia.net/tumori-in-italia-47-miliardi-per-i-farmaci-96-in-un-solo-anno-diminuite-del-15-le-morti-in-un-decennio-ma-la-spesa-va-governata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jun 2025 08:54:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia, nel 2023, la spesa pubblica per i farmaci anti-cancro ha superato 4,7 miliardi di euro (4.773,9 milioni di euro), in aumento del 9,6% rispetto al 2022. Il continuo incremento del costo delle terapie oncologiche pone problemi di sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, che deve garantire l’accesso all’innovazione in tempi brevi. Dall’altro lato, va&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In Italia, nel 2023, la spesa pubblica per i farmaci anti-cancro ha superato 4,7 miliardi di euro (4.773,9 milioni di euro), in aumento del 9,6% rispetto al 2022. Il continuo incremento del costo delle terapie oncologiche pone problemi di sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, che deve garantire l’accesso all’innovazione in tempi brevi. Dall’altro lato, va ricondotto proprio alla ricerca e ai nuovi trattamenti il progressivo calo della mortalità per tumore. In dieci anni (2011-2021), nel nostro Paese, i decessi per cancro sono diminuiti del 15%. Nell’Unione Europea, fra il 2020 e il 2025, è stata stimata una diminuzione dei tassi di mortalità del 3,5% negli uomini e dell’1,2% nelle donne. Dal 1989 al 2025, in Europa, sono state 6,8 milioni le vite salvate (4,7 milioni negli uomini e 2,1 milioni nelle donne). Anche negli Stati Uniti il tasso di mortalità per tumori è calato costantemente sia tra gli uomini che tra le donne dal 2001 al 2022 (in percentuali comprese fra l’1,3% e il 2,1% annuo), anche durante i primi 2 anni della pandemia di Covid-19.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Il 2024 è stato un anno record per il numero di nuove terapie in arrivo – afferma&nbsp;<strong>Francesco Perrone</strong>, Presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), nella conferenza stampa ufficiale della società scientifica al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago -. EMA, l’Agenzia regolatoria europea, nel 2024 ha espresso parere favorevole per 113 nuovi farmaci. Tra le terapie contenenti nuove sostanze attive, che hanno ricevuto parere favorevole, la quota maggiore, pari al 25%, ha riguardato gli antineoplastici. E sono 112 i nuovi farmaci attesi entro la fine del 2025, al momento al vaglio di EMA. Il 31,6% sono antitumorali. Siamo di fronte a una vera e propria ondata di innovazione, che rappresenta una notizia positiva per i pazienti, ma la spesa deve essere ‘governata’, dando la priorità ai farmaci davvero innovativi, in grado non solo di migliorare la sopravvivenza, ma anche la qualità di vita. I vantaggi sono importanti, dalla riduzione delle ospedalizzazioni al reinserimento dei pazienti nel mondo del lavoro, che possono così contribuire alla crescita economica e sociale del Paese”. “Va posta attenzione anche al tema dell’appropriatezza, strettamente legato alla sostenibilità – continua il Presidente Perrone -. Governare la domanda di salute è un tema fondamentale anche per abbattere le liste d’attesa, problema che va affrontato garantendo più risorse e personale. In Italia vivono 3,7 milioni di cittadini dopo la diagnosi di tumore. Quindici anni fa, nel 2010, erano 2,6 milioni. I pazienti oncologici che convivono con la malattia in forma cronica rappresentano una grande sfida per il Servizio Sanitario Nazionale, perché presentano bisogni di cura e di presa in carico prolungati nel tempo, più o meno intensi a seconda del tipo di terapie e delle condizioni generali. Anche il fabbisogno di esami strumentali è aumentato rispetto ai decenni scorsi, a parità di pazienti, in considerazione del miglioramento dell’aspettativa di vita e dell’efficacia delle terapie, che spesso consentono una cronicizzazione del tumore in fase avanzata. Il rispetto dell’appropriatezza prescrittiva deve procedere di pari passo con il potenziamento delle risorse da destinare all’oncologia”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vanno ripensate anche le modalità di ricovero dei pazienti oncologici, per garantirne una gestione ottimale e contenere le ricadute cliniche, organizzative e di spesa. “Dal 3 al 10% delle persone che afferiscono ai Pronto Soccorso ha una storia di tumore – spiega<strong>Massimo Di Maio</strong>, Presidente eletto AIOM -. Più del 50% dei pazienti oncologici che accedono alle strutture di emergenza necessita di un successivo ricovero. Il problema gestionale più significativo, in questa fase, è la disponibilità di posti letto. Nella quasi totalità dei Paesi si è verificata una progressiva riduzione del loro numero: nel periodo 2012-2022, in Europa, è diminuito di circa il 10%, in Italia di circa il 35%. E i posti letto di Oncologia sono solo il 2,3% del totale negli ospedali per acuti. I ricoveri di tipo medico dei pazienti oncologici sono quindi nettamente superiori alla disponibilità di letti specialistici in Oncologia e sono necessariamente distribuiti in altre Unità Operative, in particolare in Medicina, a volte per ragioni cliniche, a volte solo per necessità logistiche. Anche la fase di degenza ha caratteristiche diverse rispetto a quella della popolazione generale: è maggiore la durata media e la mortalità intra-ospedaliera ed è meno frequente la dimissione a domicilio. L’evoluzione della complessità dei trattamenti richiede, quindi, che si affermi su tutto il territorio un modello organizzativo che preveda, in caso di ricovero, un percorso ottimale e nei casi opportuni l’accesso alle strutture specialistiche”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“È necessario lavorare molto anche su un altro fronte, cioè ridurre il carico della malattia investendo nella prevenzione – afferma&nbsp;<strong>Saverio Cinieri</strong>, Presidente di Fondazione AIOM -. Nel 2024, in Italia, sono state stimate 390.100 nuove diagnosi di tumore. Il 40%, cioè circa 156mila casi, può essere evitato seguendo stili di vita sani e aderendo ai programmi di screening. Nonostante queste evidenze, quasi il 60% degli adulti consuma alcol, il 33% è in sovrappeso e il 10% è obeso, il 28% è sedentario e il 24% fuma. La prevenzione si traduce non solo in migliori risultati di salute, ma determina anche vantaggi economici, cioè risparmi nella spesa sanitaria e un aumento della produttività. Studi dimostrano che ogni euro speso in prevenzione genera un ritorno di 14 euro per l’economia della salute e dell’assistenza sociale. Tuttavia, oggi, solo una piccola percentuale dei bilanci sanitari nazionali è investita in questo settore. Negli ultimi anni, la spesa pubblica italiana per la prevenzione ha evidenziato criticità sia in termini di quantità che di distribuzione delle risorse rispetto agli altri Paesi europei”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da un lato l’Italia investe ancora troppo poco in prevenzione, dall’altro si afferma la qualità della ricerca contro il cancro condotta dai nostri scienziati. “Anche quest’anno i ricercatori italiani sono protagonisti al Congresso ASCO – conclude il Presidente Perrone -. AIOM insieme ad ASCO ha costruito un ‘ponte’ della ricerca con tutto il mondo grazie al corso sulla ricerca clinica, organizzato dalle due società scientifiche ogni anno a Roma. In questo modo forniamo a giovani ricercatori, provenienti da diversi Paesi, gli strumenti per comprendere la metodologia delle sperimentazioni cliniche, implementare idee di ricerca e imparare a valutare la letteratura scientifica. Il valore dei ricercatori italiani è testimoniato dal numero dei premiati in questa edizione del Congresso ASCO, quasi 20 considerando anche coloro che lavorano all’estero”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema del Congresso ASCO 2025 è “Driving Knowledge to Action: Building a Better Future”, a indicare l’importanza della collaborazione scientifica per portare al letto del paziente le più importanti innovazioni della ricerca.</p>
<p>L'articolo <a href="https://psiconcologia.net/tumori-in-italia-47-miliardi-per-i-farmaci-96-in-un-solo-anno-diminuite-del-15-le-morti-in-un-decennio-ma-la-spesa-va-governata/">TUMORI: IN ITALIA 4,7 MILIARDI PER I FARMACI, +9,6% IN UN SOLO ANNO DIMINUITE DEL 15% LE MORTI IN UN DECENNIO MA LA SPESA VA GOVERNATA</a> proviene da <a href="https://psiconcologia.net">Psiconcologia</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Salute: con la prevenzione evitabili il 40% delle malattie</title>
		<link>https://psiconcologia.net/salute-con-la-prevenzione-evitabili-il-40-delle-malattie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2025 09:12:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 40% delle malattie sono evitabili adottando stili di vita sani e sottoponendoci agli screening nazionali. Perché queste diventino abitudini consolidate, però, è importante sensibilizzare ogni fascia d’età, dai giovani ai ragazzi fino agli adulti. È il tema al centro del convegno “L’età della salute: un viaggio che guarda all’Europa – La sanità di domani&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 40% delle malattie sono evitabili adottando stili di vita sani e sottoponendoci agli screening nazionali. Perché queste diventino abitudini consolidate, però, è importante sensibilizzare ogni fascia d’età, dai giovani ai ragazzi fino agli adulti. È il tema al centro del convegno “L’età della salute: un viaggio che guarda all’Europa – La sanità di domani fra health literacy, prevenzione e personalizzazione”, organizzato da CESC – Centro Europeo Studi Culturali, Spazio Europa, Commissione Europea, CIU Unionquadri – Confederazione Italiana di Unione delle professioni intellettuali e dal Parlamento Europeo, anche sede del meeting, su iniziativa di Francesco Riva, Consigliere CNEL e Vicepresidente CIU.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Il concetto di salute assume un’accezione diversa in ogni fascia d’età – spiega Francesco Riva –. Per un bambino è una condizione naturale, è però importante che inizi a conoscere il proprio corpo e ad apprendere le basi per il benessere futuro. L’età della consapevolezza è quella in cui si inizia a costruire il domani, in cui gli stili di vita fanno la differenza e possono ritardare l’insorgenza di patologie croniche e acute. Poi si arriva all’età adulta, in cui si deve essere proattivi nel difendere la propria salute sia partecipando ai programmi di screening che correggendo i comportamenti scorretti. Questo convegno è stato l’occasione per provare a delineare, in 12 punti, i percorsi più virtuosi e le azioni che, come singoli e come società, possiamo mettere in campo per costruire un domani più in salute.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il meeting, a cui hanno partecipato alcuni tra i migliori opinion leader italiani in tema salute, è stato infatti l’occasione per definire il documento “Promuoviamo il futuro” che include 12 best practices in grado di diventare modelli per il miglioramento della salute in ogni fascia d’età. Gli interventi si sono suddivisi per “target” interessato: dall’età dell’apprendimento (health literacy e lezioni di salute), all’età della consapevolezza (prevenzione e programmazione), fino all’età dell’azione (counseling, screening e riduzione del rischio personalizzato). Le buone azioni consigliate partono dai “prime mille giorni” con attenzione alla gravidanza, alla formazione del microbiota e all’allattamento, per poi passare a corretta alimentazione e movimento, importanza della salute mentale con riduzione dello stress, conoscenza dei rischi connessi alle malattie sessualmente trasmissibili e ai danni da fumo, abuso di alcool e droghe. Nella fascia d’età più avanzata le raccomandazioni vertono sull’utilizzo della medicina preventiva per poter conoscere il profilo di rischio personale e familiare, sull’attenzione alle malattie croniche, all’epigenetica, alla salute nel mondo del lavoro e alla global health. Anche le tecnologie ricoprono un ruolo importante, se utilizzate in modo etico e virtuoso. Infine si ricordano i rischi legati all’antibiotico resistenza e la necessità di creare una nuova cultura nell’utilizzo dei farmaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Con la partecipazione dei rappresentanti di alcune tra le società scientifiche e associazioni italiane più influenti abbiamo parlato dell’importanza di trasformare la salute in argomento di studio nelle scuole, perché alimentazione, attività fisica, malattie sessualmente trasmissibili, uso di sostanze, salute mentale e prevenzione primaria diventino temi di discussione già dai primi anni di istruzione, ed entrino così a far parte del linguaggio e delle abitudini corrette di ogni bambino – continua Francesco Riva –. È poi necessario che questi stili di vita vengano visti non come privazioni e rinunce ma come un investimento sul proprio futuro. Arriva un momento in cui diventa inevitabile fare i conti con gli anni che passano, con l’impronta genetica e con le conseguenze dei comportamenti che abbiamo adottato, soprattutto se non sono stati i migliori. È la fase in cui bisogna fare attenzione ai fattori di rischio, correggere le abitudini e svolgere controlli periodici. Con questo incontro abbiamo voluto portare l’attenzione delle istituzioni alla necessità di interventi concreti e mirati a ogni fascia d’età, perché la salute è un diritto di tutti e deve essere declinata secondo le esigenze di ogni momento della vita.”</p>
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		<title>Tumore del seno: “Bene l’inserimento dei test genomici nei nuovi LEA”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 09:10:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Bene l’inserimento dei test genomici per il carcinoma mammario ormonoresponsivo in stadio precoce nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Gli ultimi due DPCM già prevedono l’introduzione di questi esami prognostici nelle prestazioni sanitarie che ora devono essere garantiti sull’intero territorio nazionale. Il nostro auspicio è che il provvedimento sia presto approvato, pubblicato in Gazzetta&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">“Bene l’inserimento dei test genomici per il carcinoma mammario ormonoresponsivo in stadio precoce nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Gli ultimi due DPCM già prevedono l’introduzione di questi esami prognostici nelle prestazioni sanitarie che ora devono essere garantiti sull’intero territorio nazionale. Il nostro auspicio è che il provvedimento sia presto approvato, pubblicato in Gazzetta e soprattutto reso effettivo in tutti e 21 i sistemi sanitari del nostro Paese”. E’ quanto dichiarato dagli oncologi italiani in occasione del Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) in corso in questi giorni a Chicago. “Da questo importantissimo palcoscenico internazionale rinnoviamo il nostro appello alle Istituzioni italiane per un rapido aggiornamento dei LEA – afferma Saverio Cinieri, Presidente di Fondazione AIOM/Associazione Italiana di Oncologia Medica -. L’ultimo vi è stato nel lontano 2017 e i due decreti presidenziali vanno nella giusta direzione di un potenziamento dell’oncologia di precisione. Quando il provvedimento verrà approvato sarà un’ulteriore garanzia affinché tutte le donne possano ricorrere ad esami di fondamentale importanza. I test genomici devono essere sempre utilizzati, in alcuni casi specifici di tumore mammario, per ottenere una selezione più accurata delle terapie. In Italia dovrebbero essere prescritti ogni anno ad oltre 10mila donne colpite da tumore del seno. Sono esami in grado di valutare, dopo un intervento chirurgico, il ricorso o meno alla chemioterapia in aggiunta all’ormonoterapia”. “Numerosi studi nazionali ed internazionali dimostrano la loro assoluta validità prognostica nel predire la probabile evoluzione del tumore – prosegue Michelino De Laurentiis, Direttore del Dipartimento di Oncologia Mammaria e Toraco-polmonare presso l’IRCCS Fondazione Pascale di Napoli -. Possono, così, evitare cure inutili ad un numero crescente di pazienti in tutto il mondo. Vi è poi un’indubbia utilità anche da un punto di vista economico dal momento che riducono il ricorso a trattamenti con dei costi importanti. Tutti questi vantaggi possono essere assicurati a fronte di un investimento di 20 milioni di euro da parte del Servizio Sanitario Nazionale come è già stato previsto con il fondo ad hoc del 2020”. “La personalizzazione delle cure contro il cancro è ormai una realtà, soprattutto in neoplasie molto diffuse come quella mammaria – conclude Cinieri. -. Oltre il 70% delle donne in Italia riesce a sconfiggere definitivamente la malattia anche grazie a trattamenti più efficaci ed appropriati. Nella lotta al cancro anche gli strumenti diagnostici sono in continua e rapida evoluzione, grazie all’innovazione apportata dalla ricerca scientifica. La genomica ci permetterà sempre di più un accurato monitoraggio delle possibili recidive di cancro. Sono poi allo studio nuovi esami in grado di rilevare la presenza di più tumori nelle fasi iniziali attraverso un singolo prelievo di sangue. Lo screening del cancro potrà quindi presto cambiare ed essere ampliato a molte neoplasie. Infine, come Fondazione AIOM, abbiamo attivato l’Osservatorio sui Test Genomici. E’ un tavolo di lavoro nato per sensibilizzare le Istituzioni, i clinici e i pazienti sull’importanza di queste analisi molecolari. Abbiamo avviato diverse attività in questi ultimi mesi e proseguiremo sempre con l’obiettivo di incentivare l’utilizzo dei test in tutta Italia”.</p>
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		<title>Tumore al seno metastatico HER2 positivo: trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte del 44% rispetto a taxano, trastuzumab e pertuzumab (THP) come terapia di prima linea nello studio di fase 3 DESTINY-Breast09</title>
		<link>https://psiconcologia.net/tumore-al-seno-metastatico-her2-positivo-trastuzumab-deruxtecan-in-associazione-a-pertuzumab-ha-ridotto-il-rischio-di-progressione-di-malattia-o-di-morte-del-44-rispetto-a-taxano-trastuzumab-e-pertu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 09:09:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I risultati positivi dello studio di Fase 3 DESTINY-Breast09 evidenziano che trastuzumab deruxtecanq in associazione a pertuzumab ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto a taxano, trastuzumab e pertuzumab (THP) come trattamento di prima linea dei pazienti con tumore del seno metastatico HER2 positivo. I risultati&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">I risultati positivi dello studio di Fase 3 DESTINY-Breast09 evidenziano che trastuzumab deruxtecanq in associazione a pertuzumab ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto a taxano, trastuzumab e pertuzumab (THP) come trattamento di prima linea dei pazienti con tumore del seno metastatico HER2 positivo. I risultati verranno presentati oggi nella sessione orale late-breaking (LBA #1008) dell’edizione 2025 del Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (#ASCO25).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’analisi ad interim predefinita, trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte del 44% rispetto a taxano, trastuzumab e pertuzumab (THP) (rapporto di rischio [HR]: 0,56; intervallo di confidenza [IC] 95%: 0,44-0,71; p&lt;0,00001). La sopravvivenza libera da progressione mediana è risultata di 40,7 mesi (IC 95%: 36,5 – NC [non calcolato]) con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab rispetto a 26,9 mesi (IC 95%: 21,8 – NC) con taxano, trastuzumab e pertuzumab (THP) come valutato della revisione centrale indipendente in cieco (BICR). Il beneficio di PFS con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab rispetto a taxano, trastuzumab e pertuzumab (THP) è stato coerente nei diversi sottogruppi, compresi i fattori di stratificazione pre-specificati di malattia de novo o ricorrente, stato del recettore ormonale (HR) e stato di mutazione PIK3CA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sopravvivenza libera da progressione valutata dallo sperimentatore ha dimostrato una PFS mediana di 40,7 mesi (IC 95%: 36,5 – NC) con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab rispetto a 20,7 mesi (IC 95%: 17,3 – 23,5) con taxano, trastuzumab e pertuzumab (HR 0,49; IC 95%: 0,39 – 0,61; p-value nominale &lt;0,00001).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tasso di risposta obiettiva (ORR) confermato con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab è stato dell’85,1% (IC 95%: 81,2 – 88,5) rispetto al 78,6% (IC 95%: 74,1 – 82,5) con taxano, trastuzumab e pertuzumab. Il tasso di risposta completa (CR) è stato del 15,1% con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab rispetto all’8,5% con taxano, trastuzumab e pertuzumab. La durata della risposta (DOR) mediana con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab ha superato tre anni (39,2 mesi) rispetto a poco più di due anni (26,4 mesi) con taxano, trastuzumab e pertuzumab.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sopravvivenza globale (OS) non era matura al momento dell’analisi ad interim (16% maturità al cut-off dei dati); tuttavia, i dati ad interim di sopravvivenza globale mostrano una tendenza iniziale a favore della combinazione trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab rispetto a taxano, trastuzumab e pertuzumab (HR:0,84; IC 95%: 0,59-1,19). Un ulteriore braccio sperimentale dello studio che valuta la monoterapia con trastuzumab deruxtecan rispetto a taxano, trastuzumab e pertuzumab rimane in cieco per i pazienti e gli sperimentatori e continuerà fino all’analisi finale della sopravvivenza libera da progressione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Nello studio DESTINY-Breast09 sono stati inclusi oltre 1.100 pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo metastatico – spiega Giuseppe Curigliano, Presidente eletto ESMO (Società Europea di Oncologia Medica), Professore di Oncologia Medica all’Università di Milano e Direttore Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative allo IEO di Milano -. DESTINY-Breast09 è lo studio con il maggior numero di pazienti condotto finora nel trattamento di prima linea della malattia metastatica HER2 positiva. Ed è il primo studio in più di un decennio a dimostrare un miglioramento dei risultati nel setting di prima linea per un’ampia popolazione di pazienti con tumore del seno metastatico HER2 positivo. Trastuzumab deruxtecan ha dimostrato importanti miglioramenti in numerosi parametri, dalla sopravvivenza libera da progressione, al tasso di risposta obiettiva, alla risposta completa, fino alla durata della risposta. Questi risultati possono cambiare la pratica clinica. Trastuzumab deruxtecan è un farmaco di tipo ADC, che combina un anticorpo monoclonale, trastuzumab, con un agente citotossico, deruxtecan, per trattare specifici tipi di neoplasia. È altamente selettivo per le cellule tumorali, riducendo al minimo i danni alle cellule sane circostanti e aumentando l’efficacia del trattamento nei pazienti con tumore HER2-positivo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Anche l’Italia ha contribuito attivamente all’arruolamento di pazienti nello studio DESTINY-Breast09 con 9 centri coinvolti – sottolinea Valentina Guarneri, Direttore della Oncologia 2 dell’Istituto Oncologico Veneto – IRCCS di Padova e Professore Ordinario di Oncologia Medica all’Università di Padova -. Padova è stato il primo centro italiano per pazienti trattati nello studio. Nei tumori HER2-positivi, il doppio blocco anti-HER2, trastuzumab e pertuzumab, associato a chemioterapia con taxano rappresenta, ad oggi, la strategia standard di prima linea. I pazienti spesso presentano progressione di malattia a circa due anni dall’inizio della terapia standard di prima linea. L’attuale trattamento standard di seconda linea è rappresentato dall’anticorpo farmaco-coniugato trastuzumab deruxtecan, in pazienti che abbiano ricevuto uno o più precedenti regimi a base di terapia anti-HER2. DESTINY-Breast09 ha evidenziato l’efficacia di trastuzumab deruxtecan anche in prima linea. Con una sopravvivenza libera da progressione mediana di oltre tre anni, i risultati di DESTINY-Breast09 mostrano che trastuzumab deruxtecan, in combinazione con pertuzumab, ha il potenziale per diventare il nuovo standard di cura di prima linea”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il profilo di sicurezza di trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab nello studio DESTINY-Breast09 è risultato coerente con i profili già noti delle singole terapie e non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza. Gli eventi avversi correlati al trattamento (TEAEs) di Grado ≥3 si sono verificati nel 54,9% dei pazienti nel braccio con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab e nel 52,4% nel braccio con taxano, trastuzumab e pertuzumab. I TEAE più comuni di Grado ≥3 osservati nel ≥5% dei pazienti trattati con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab sono stati neutropenia (23,9%), ipokalemia (10,2%), anemia (8,4%), affaticamento (7,9%), diarrea (6,8%)trombocitopenia (6,3%) e nausea (5%). La malattia polmonare interstiziale (ILD) o la polmonite si sono verificate nel 12,1% dei pazienti trattati con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab secondo la valutazione di un comitato di valutazione indipendente. La maggior parte degli eventi di malattia polmonare interstiziale o di polmonite sono stati di basso grado (Grado 1 [n=17; 4,5%] o Grado 2 [n=27; 7,1%]). Si sono verificati due eventi di malattia polmonare interstiziale di Grado 5 (0,5%) nel braccio con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Trastuzumab deruxtecan continua a trasformare la terapia del carcinoma mammario metastatico, grazie ai primi dati in oltre un decennio che evidenziano un miglioramento degli esiti in un’ampia popolazione di pazienti con malattia HER2 positiva, rispetto al trattamento con taxano, trastuzumab e pertuzumab nella prima linea di trattamento”, sostiene Ken Takeshita, MD, Global Head, R&amp;D, Daiichi Sankyo. “DESTINY-Breast09 mostra che iniziare il trattamento con trastuzumab deruxtecan in combinazione con pertuzumab al momento della diagnosi di malattia metastatica può ritardare la progressione di malattia”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Anticipare l’utilizzo di trastuzumab deruxtecan nel trattamento del tumore al seno metastatico HER2 positivo può rappresentare un vantaggio per i pazienti. Lo studio DESTINY-Breast09 mostra che la combinazione di trastuzumab deruxtecan con pertuzumab nel setting di prima linea ha aumentato in modo sostanziale il tempo alla progressione rispetto allo standard di cura e ha quasi raddoppiato il numero di pazienti in cui non si riscontravano segni di malattia valutando le immagini radiologiche”, aggiunge Susan Galbraith, MBBChir, PhD, Vicepresidente Esecutivo, Oncology Hematology R&amp;D, AstraZeneca.</p>
<p>L'articolo <a href="https://psiconcologia.net/tumore-al-seno-metastatico-her2-positivo-trastuzumab-deruxtecan-in-associazione-a-pertuzumab-ha-ridotto-il-rischio-di-progressione-di-malattia-o-di-morte-del-44-rispetto-a-taxano-trastuzumab-e-pertu/">Tumore al seno metastatico HER2 positivo: trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte del 44% rispetto a taxano, trastuzumab e pertuzumab (THP) come terapia di prima linea nello studio di fase 3 DESTINY-Breast09</a> proviene da <a href="https://psiconcologia.net">Psiconcologia</a>.</p>
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		<title>TUMORE GASTRICO IN STADIO PRECOCE: IL REGIME CON DURVALUMAB HA RIDOTTO IL RISCHIO DI PROGRESSIONE, RECIDIVA O MORTE DEL 29% RISPETTO ALLA SOLA CHEMIOTERAPIA NELLO STUDIO DI FASE III MATTERHORN</title>
		<link>https://psiconcologia.net/tumore-gastrico-in-stadio-precoce-il-regime-con-durvalumab-ha-ridotto-il-rischio-di-progressione-recidiva-o-morte-del-29-rispetto-alla-sola-chemioterapia-nello-studio-di-fase-iii-matterhorn/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jun 2025 09:07:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I risultati positivi dello studio di fase III MATTERHORN hanno evidenziato che il trattamento perioperatorio con durvalumab di AstraZeneca in combinazione con chemioterapia standard FLOT (fluorouracile, leucovorina, oxaliplatino e docetaxel) ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante dell’endpoint primario di sopravvivenza libera da eventi (EFS) rispetto alla sola chemioterapia. I pazienti sono stati&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">I risultati positivi dello studio di fase III MATTERHORN hanno evidenziato che il trattamento perioperatorio con durvalumab di AstraZeneca in combinazione con chemioterapia standard FLOT (fluorouracile, leucovorina, oxaliplatino e docetaxel) ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante dell’endpoint primario di sopravvivenza libera da eventi (EFS) rispetto alla sola chemioterapia. I pazienti sono stati trattati con durvalumab neoadiuvante in combinazione con chemioterapia prima dell’intervento chirurgico, seguito da durvalumab adiuvante in combinazione con chemioterapia, e infine con durvalumab in monoterapia. Lo studio ha valutato questo regime rispetto alla sola chemioterapia perioperatoria nei pazienti con tumore gastrico e della giunzione gastroesofagea (GEJ) resecabile, in stadio iniziale e localmente avanzato (stadi II, III, IVA).<br>I risultati verranno presentati oggi nella Sessione Plenaria nell’edizione 2025 del Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (#ASCO25) a Chicago (abstract #LBA5) e saranno pubblicati contemporaneamente nel The New England Journal of Medicine.<br>Nell’analisi ad interim pianificata, i pazienti trattati con il regime perioperatorio a base di durvalumab hanno mostrato una riduzione del 29% del rischio di progressione di malattia, recidiva o morte rispetto alla sola chemioterapia (sulla base di un rapporto di rischio [HR] EFS di 0,71; intervallo di confidenza [IC] 95% 0,58-0,86; p&lt;0,001). La sopravvivenza libera da eventi (EFS) mediana stimata non è stata raggiunta nel braccio con durvalumab rispetto a 32,8 mesi nel braccio di controllo. In base alle stime, il 78,2% dei pazienti trattati con il regime perioperatorio con durvalumab era libero da eventi a un anno rispetto al 74,0% nel braccio di controllo; il tasso stimato di EFS a 24 mesi è risultato del 67,4% rispetto al 58,5%, rispettivamente, segnalando un beneficio maggiore nel corso del tempo per il regime a base di durvalumab.<br>Per l’endpoint secondario di sopravvivenza globale (OS), è stato osservato un importante trend a favore del regime perioperatorio a base di durvalumab (HR=0,78; IC 95% 0,62-0,97; p=0,025). Lo studio continuerà a monitorare la OS, che sarà valutata formalmente nell’analisi finale.<br>“La chirurgia rappresenta il trattamento principale ad intento curativo nei pazienti con tumore dello stomaco e della giunzione gastro-esofagea in stadio non metastatico – afferma Lorenzo Fornaro, Oncologo dell’Unità di Oncologia Medica 2, Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana -. L’elevato tasso di recidive loco-regionali o a distanza dopo il trattamento chirurgico esclusivo ha portato a sviluppare un approccio multimodale nella malattia operabile, basato sull’impiego della chemioterapia perioperatoria con il regime FLOT, che attualmente rappresenta lo schema di riferimento in questo setting”. “Nello studio MATTERHORN – continua Lorenzo Fornaro – nel tumore gastrico o della giunzione gastro-esofagea operabile, l’aggiunta dell’immunoterapia con durvalumab al regime chemioterapico FLOT, prima e dopo la chirurgia, aveva già evidenziato un aumento significativo del tasso di risposta patologica rispetto a solo FLOT. I nuovi dati dello studio, presentati a Chicago, dimostrano risultati significativi in termini di sopravvivenza libera da eventi, con un trend positivo anche nella sopravvivenza globale. È la prima volta che, grazie all’immunoterapia, vengono ottenuti questi benefici nella malattia operabile. Va evidenziato anche il buon profilo di tollerabilità del regime perioperatorio a base di durvalumab, che non ha compromesso la possibilità di sottoporsi alla chirurgia. Sulla base dei dati di MATTERHORN, questo nuovo approccio terapeutico dovrebbe diventare il nuovo standard di cura in questo setting”.<br>“Nel 2024, in Italia, sono stati stimati circa 14.100 nuovi casi di carcinoma gastrico – spiega Carmine Pinto, Direttore dell’Oncologia dell’AUSL-IRCCS di Reggio Emilia -. È una neoplasia aggressiva con una prognosi particolarmente infausta, per l’elevato tasso di recidive, anche dopo la chirurgia radicale con intento curativo, e per la frequente presentazione in fase avanzata. Da qui l’importanza di nuove opzioni nella malattia operabile, come il regime perioperatorio a base di durvalumab”. “La presa in carico delle persone con tumore dello stomaco richiede, a partire dalla diagnosi, un approccio multidisciplinare, che può ottimizzare il programma terapeutico, e quindi migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti – continua Carmine Pinto -. In particolare, in questo setting è fondamentale il riferimento a centri di riferimento per questa patologia sia per volumi che per la disponibilità di team multidisciplinari di esperti in questa patologia. È indispensabile, pertanto, in quest’ambito un’appropriata stadiazione della neoplasia, che permette di programmare la terapia peri-operatoria e la chirurgia, definendo l’estensione della neoplasia, il coinvolgimento dei linfonodi e l’eventuale presenza di metastasi. Una corretta stadiazione prevede l’imaging radiologica, l’ecoendoscopia e, quando richiesto, anche una valutazione laparoscopica. Inoltre, è fondamentale che siano sempre offerti al paziente una valutazione dello stato nutrizionale e piani dietetici, che permettono di sottoporre il paziente al trattamento programmato nelle migliori condizioni cliniche. Le persone colpite da tumore dello stomaco, infatti, possono presentare problematiche nutrizionali, anche rilevanti, già dalle prime fasi della malattia. Dopo la chirurgia demolitiva fornire corrette indicazioni sulle abitudini nutrizionali e sulla dieta da seguire permette poi di mantenere quotidianamente una buona alimentazione, con un significativo impatto positivo sul peso corporeo e sulla qualità di vita”.<br>Cristian Massacesi, Chief Medical Officer e Oncology Chief Development Officer, AstraZeneca, dichiara: “Questo regime perioperatorio basato sull’immunoterapia ha il potenziale di cambiare il paradigma clinico nel tumore gastrico e della giunzione gastroesofagea in fase precoce, grazie alla riduzione di quasi un terzo del rischio di progressione, recidiva o morte e all’importante trend di miglioramento della sopravvivenza. Come terzo studio positivo sul trattamento perioperatorio con durvalumab in diversi tipi di tumore, lo studio MATTERHORN valida ulteriormente questo approccio e sottolinea il nostro impegno nell’offrire nuove terapie nelle fasi precoci della malattia, dove le possibilità di guarigione sono maggiori”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://psiconcologia.net/tumore-gastrico-in-stadio-precoce-il-regime-con-durvalumab-ha-ridotto-il-rischio-di-progressione-recidiva-o-morte-del-29-rispetto-alla-sola-chemioterapia-nello-studio-di-fase-iii-matterhorn/">TUMORE GASTRICO IN STADIO PRECOCE: IL REGIME CON DURVALUMAB HA RIDOTTO IL RISCHIO DI PROGRESSIONE, RECIDIVA O MORTE DEL 29% RISPETTO ALLA SOLA CHEMIOTERAPIA NELLO STUDIO DI FASE III MATTERHORN</a> proviene da <a href="https://psiconcologia.net">Psiconcologia</a>.</p>
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