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	<title>News Archivi - Psiconcologia</title>
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		<title>TUMORI: IN ITALIA 4,7 MILIARDI PER I FARMACI, +9,6% IN UN SOLO ANNO DIMINUITE DEL 15% LE MORTI IN UN DECENNIO MA LA SPESA VA GOVERNATA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jun 2025 08:54:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia, nel 2023, la spesa pubblica per i farmaci anti-cancro ha superato 4,7 miliardi di euro (4.773,9 milioni di euro), in aumento del 9,6% rispetto al 2022. Il continuo incremento del costo delle terapie oncologiche pone problemi di sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, che deve garantire l’accesso all’innovazione in tempi brevi. Dall’altro lato, va&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">In Italia, nel 2023, la spesa pubblica per i farmaci anti-cancro ha superato 4,7 miliardi di euro (4.773,9 milioni di euro), in aumento del 9,6% rispetto al 2022. Il continuo incremento del costo delle terapie oncologiche pone problemi di sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, che deve garantire l’accesso all’innovazione in tempi brevi. Dall’altro lato, va ricondotto proprio alla ricerca e ai nuovi trattamenti il progressivo calo della mortalità per tumore. In dieci anni (2011-2021), nel nostro Paese, i decessi per cancro sono diminuiti del 15%. Nell’Unione Europea, fra il 2020 e il 2025, è stata stimata una diminuzione dei tassi di mortalità del 3,5% negli uomini e dell’1,2% nelle donne. Dal 1989 al 2025, in Europa, sono state 6,8 milioni le vite salvate (4,7 milioni negli uomini e 2,1 milioni nelle donne). Anche negli Stati Uniti il tasso di mortalità per tumori è calato costantemente sia tra gli uomini che tra le donne dal 2001 al 2022 (in percentuali comprese fra l’1,3% e il 2,1% annuo), anche durante i primi 2 anni della pandemia di Covid-19.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Il 2024 è stato un anno record per il numero di nuove terapie in arrivo – afferma&nbsp;<strong>Francesco Perrone</strong>, Presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), nella conferenza stampa ufficiale della società scientifica al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago -. EMA, l’Agenzia regolatoria europea, nel 2024 ha espresso parere favorevole per 113 nuovi farmaci. Tra le terapie contenenti nuove sostanze attive, che hanno ricevuto parere favorevole, la quota maggiore, pari al 25%, ha riguardato gli antineoplastici. E sono 112 i nuovi farmaci attesi entro la fine del 2025, al momento al vaglio di EMA. Il 31,6% sono antitumorali. Siamo di fronte a una vera e propria ondata di innovazione, che rappresenta una notizia positiva per i pazienti, ma la spesa deve essere ‘governata’, dando la priorità ai farmaci davvero innovativi, in grado non solo di migliorare la sopravvivenza, ma anche la qualità di vita. I vantaggi sono importanti, dalla riduzione delle ospedalizzazioni al reinserimento dei pazienti nel mondo del lavoro, che possono così contribuire alla crescita economica e sociale del Paese”. “Va posta attenzione anche al tema dell’appropriatezza, strettamente legato alla sostenibilità – continua il Presidente Perrone -. Governare la domanda di salute è un tema fondamentale anche per abbattere le liste d’attesa, problema che va affrontato garantendo più risorse e personale. In Italia vivono 3,7 milioni di cittadini dopo la diagnosi di tumore. Quindici anni fa, nel 2010, erano 2,6 milioni. I pazienti oncologici che convivono con la malattia in forma cronica rappresentano una grande sfida per il Servizio Sanitario Nazionale, perché presentano bisogni di cura e di presa in carico prolungati nel tempo, più o meno intensi a seconda del tipo di terapie e delle condizioni generali. Anche il fabbisogno di esami strumentali è aumentato rispetto ai decenni scorsi, a parità di pazienti, in considerazione del miglioramento dell’aspettativa di vita e dell’efficacia delle terapie, che spesso consentono una cronicizzazione del tumore in fase avanzata. Il rispetto dell’appropriatezza prescrittiva deve procedere di pari passo con il potenziamento delle risorse da destinare all’oncologia”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vanno ripensate anche le modalità di ricovero dei pazienti oncologici, per garantirne una gestione ottimale e contenere le ricadute cliniche, organizzative e di spesa. “Dal 3 al 10% delle persone che afferiscono ai Pronto Soccorso ha una storia di tumore – spiega<strong>Massimo Di Maio</strong>, Presidente eletto AIOM -. Più del 50% dei pazienti oncologici che accedono alle strutture di emergenza necessita di un successivo ricovero. Il problema gestionale più significativo, in questa fase, è la disponibilità di posti letto. Nella quasi totalità dei Paesi si è verificata una progressiva riduzione del loro numero: nel periodo 2012-2022, in Europa, è diminuito di circa il 10%, in Italia di circa il 35%. E i posti letto di Oncologia sono solo il 2,3% del totale negli ospedali per acuti. I ricoveri di tipo medico dei pazienti oncologici sono quindi nettamente superiori alla disponibilità di letti specialistici in Oncologia e sono necessariamente distribuiti in altre Unità Operative, in particolare in Medicina, a volte per ragioni cliniche, a volte solo per necessità logistiche. Anche la fase di degenza ha caratteristiche diverse rispetto a quella della popolazione generale: è maggiore la durata media e la mortalità intra-ospedaliera ed è meno frequente la dimissione a domicilio. L’evoluzione della complessità dei trattamenti richiede, quindi, che si affermi su tutto il territorio un modello organizzativo che preveda, in caso di ricovero, un percorso ottimale e nei casi opportuni l’accesso alle strutture specialistiche”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“È necessario lavorare molto anche su un altro fronte, cioè ridurre il carico della malattia investendo nella prevenzione – afferma&nbsp;<strong>Saverio Cinieri</strong>, Presidente di Fondazione AIOM -. Nel 2024, in Italia, sono state stimate 390.100 nuove diagnosi di tumore. Il 40%, cioè circa 156mila casi, può essere evitato seguendo stili di vita sani e aderendo ai programmi di screening. Nonostante queste evidenze, quasi il 60% degli adulti consuma alcol, il 33% è in sovrappeso e il 10% è obeso, il 28% è sedentario e il 24% fuma. La prevenzione si traduce non solo in migliori risultati di salute, ma determina anche vantaggi economici, cioè risparmi nella spesa sanitaria e un aumento della produttività. Studi dimostrano che ogni euro speso in prevenzione genera un ritorno di 14 euro per l’economia della salute e dell’assistenza sociale. Tuttavia, oggi, solo una piccola percentuale dei bilanci sanitari nazionali è investita in questo settore. Negli ultimi anni, la spesa pubblica italiana per la prevenzione ha evidenziato criticità sia in termini di quantità che di distribuzione delle risorse rispetto agli altri Paesi europei”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da un lato l’Italia investe ancora troppo poco in prevenzione, dall’altro si afferma la qualità della ricerca contro il cancro condotta dai nostri scienziati. “Anche quest’anno i ricercatori italiani sono protagonisti al Congresso ASCO – conclude il Presidente Perrone -. AIOM insieme ad ASCO ha costruito un ‘ponte’ della ricerca con tutto il mondo grazie al corso sulla ricerca clinica, organizzato dalle due società scientifiche ogni anno a Roma. In questo modo forniamo a giovani ricercatori, provenienti da diversi Paesi, gli strumenti per comprendere la metodologia delle sperimentazioni cliniche, implementare idee di ricerca e imparare a valutare la letteratura scientifica. Il valore dei ricercatori italiani è testimoniato dal numero dei premiati in questa edizione del Congresso ASCO, quasi 20 considerando anche coloro che lavorano all’estero”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema del Congresso ASCO 2025 è “Driving Knowledge to Action: Building a Better Future”, a indicare l’importanza della collaborazione scientifica per portare al letto del paziente le più importanti innovazioni della ricerca.</p>
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		<title>Salute: con la prevenzione evitabili il 40% delle malattie</title>
		<link>https://psiconcologia.net/salute-con-la-prevenzione-evitabili-il-40-delle-malattie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2025 09:12:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 40% delle malattie sono evitabili adottando stili di vita sani e sottoponendoci agli screening nazionali. Perché queste diventino abitudini consolidate, però, è importante sensibilizzare ogni fascia d’età, dai giovani ai ragazzi fino agli adulti. È il tema al centro del convegno “L’età della salute: un viaggio che guarda all’Europa – La sanità di domani&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il 40% delle malattie sono evitabili adottando stili di vita sani e sottoponendoci agli screening nazionali. Perché queste diventino abitudini consolidate, però, è importante sensibilizzare ogni fascia d’età, dai giovani ai ragazzi fino agli adulti. È il tema al centro del convegno “L’età della salute: un viaggio che guarda all’Europa – La sanità di domani fra health literacy, prevenzione e personalizzazione”, organizzato da CESC – Centro Europeo Studi Culturali, Spazio Europa, Commissione Europea, CIU Unionquadri – Confederazione Italiana di Unione delle professioni intellettuali e dal Parlamento Europeo, anche sede del meeting, su iniziativa di Francesco Riva, Consigliere CNEL e Vicepresidente CIU.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Il concetto di salute assume un’accezione diversa in ogni fascia d’età – spiega Francesco Riva –. Per un bambino è una condizione naturale, è però importante che inizi a conoscere il proprio corpo e ad apprendere le basi per il benessere futuro. L’età della consapevolezza è quella in cui si inizia a costruire il domani, in cui gli stili di vita fanno la differenza e possono ritardare l’insorgenza di patologie croniche e acute. Poi si arriva all’età adulta, in cui si deve essere proattivi nel difendere la propria salute sia partecipando ai programmi di screening che correggendo i comportamenti scorretti. Questo convegno è stato l’occasione per provare a delineare, in 12 punti, i percorsi più virtuosi e le azioni che, come singoli e come società, possiamo mettere in campo per costruire un domani più in salute.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il meeting, a cui hanno partecipato alcuni tra i migliori opinion leader italiani in tema salute, è stato infatti l’occasione per definire il documento “Promuoviamo il futuro” che include 12 best practices in grado di diventare modelli per il miglioramento della salute in ogni fascia d’età. Gli interventi si sono suddivisi per “target” interessato: dall’età dell’apprendimento (health literacy e lezioni di salute), all’età della consapevolezza (prevenzione e programmazione), fino all’età dell’azione (counseling, screening e riduzione del rischio personalizzato). Le buone azioni consigliate partono dai “prime mille giorni” con attenzione alla gravidanza, alla formazione del microbiota e all’allattamento, per poi passare a corretta alimentazione e movimento, importanza della salute mentale con riduzione dello stress, conoscenza dei rischi connessi alle malattie sessualmente trasmissibili e ai danni da fumo, abuso di alcool e droghe. Nella fascia d’età più avanzata le raccomandazioni vertono sull’utilizzo della medicina preventiva per poter conoscere il profilo di rischio personale e familiare, sull’attenzione alle malattie croniche, all’epigenetica, alla salute nel mondo del lavoro e alla global health. Anche le tecnologie ricoprono un ruolo importante, se utilizzate in modo etico e virtuoso. Infine si ricordano i rischi legati all’antibiotico resistenza e la necessità di creare una nuova cultura nell’utilizzo dei farmaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Con la partecipazione dei rappresentanti di alcune tra le società scientifiche e associazioni italiane più influenti abbiamo parlato dell’importanza di trasformare la salute in argomento di studio nelle scuole, perché alimentazione, attività fisica, malattie sessualmente trasmissibili, uso di sostanze, salute mentale e prevenzione primaria diventino temi di discussione già dai primi anni di istruzione, ed entrino così a far parte del linguaggio e delle abitudini corrette di ogni bambino – continua Francesco Riva –. È poi necessario che questi stili di vita vengano visti non come privazioni e rinunce ma come un investimento sul proprio futuro. Arriva un momento in cui diventa inevitabile fare i conti con gli anni che passano, con l’impronta genetica e con le conseguenze dei comportamenti che abbiamo adottato, soprattutto se non sono stati i migliori. È la fase in cui bisogna fare attenzione ai fattori di rischio, correggere le abitudini e svolgere controlli periodici. Con questo incontro abbiamo voluto portare l’attenzione delle istituzioni alla necessità di interventi concreti e mirati a ogni fascia d’età, perché la salute è un diritto di tutti e deve essere declinata secondo le esigenze di ogni momento della vita.”</p>
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		<title>Tumore del seno: “Bene l’inserimento dei test genomici nei nuovi LEA”</title>
		<link>https://psiconcologia.net/tumore-del-seno-bene-linserimento-dei-test-genomici-nei-nuovi-lea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 09:10:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Bene l’inserimento dei test genomici per il carcinoma mammario ormonoresponsivo in stadio precoce nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Gli ultimi due DPCM già prevedono l’introduzione di questi esami prognostici nelle prestazioni sanitarie che ora devono essere garantiti sull’intero territorio nazionale. Il nostro auspicio è che il provvedimento sia presto approvato, pubblicato in Gazzetta&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">“Bene l’inserimento dei test genomici per il carcinoma mammario ormonoresponsivo in stadio precoce nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Gli ultimi due DPCM già prevedono l’introduzione di questi esami prognostici nelle prestazioni sanitarie che ora devono essere garantiti sull’intero territorio nazionale. Il nostro auspicio è che il provvedimento sia presto approvato, pubblicato in Gazzetta e soprattutto reso effettivo in tutti e 21 i sistemi sanitari del nostro Paese”. E’ quanto dichiarato dagli oncologi italiani in occasione del Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) in corso in questi giorni a Chicago. “Da questo importantissimo palcoscenico internazionale rinnoviamo il nostro appello alle Istituzioni italiane per un rapido aggiornamento dei LEA – afferma Saverio Cinieri, Presidente di Fondazione AIOM/Associazione Italiana di Oncologia Medica -. L’ultimo vi è stato nel lontano 2017 e i due decreti presidenziali vanno nella giusta direzione di un potenziamento dell’oncologia di precisione. Quando il provvedimento verrà approvato sarà un’ulteriore garanzia affinché tutte le donne possano ricorrere ad esami di fondamentale importanza. I test genomici devono essere sempre utilizzati, in alcuni casi specifici di tumore mammario, per ottenere una selezione più accurata delle terapie. In Italia dovrebbero essere prescritti ogni anno ad oltre 10mila donne colpite da tumore del seno. Sono esami in grado di valutare, dopo un intervento chirurgico, il ricorso o meno alla chemioterapia in aggiunta all’ormonoterapia”. “Numerosi studi nazionali ed internazionali dimostrano la loro assoluta validità prognostica nel predire la probabile evoluzione del tumore – prosegue Michelino De Laurentiis, Direttore del Dipartimento di Oncologia Mammaria e Toraco-polmonare presso l’IRCCS Fondazione Pascale di Napoli -. Possono, così, evitare cure inutili ad un numero crescente di pazienti in tutto il mondo. Vi è poi un’indubbia utilità anche da un punto di vista economico dal momento che riducono il ricorso a trattamenti con dei costi importanti. Tutti questi vantaggi possono essere assicurati a fronte di un investimento di 20 milioni di euro da parte del Servizio Sanitario Nazionale come è già stato previsto con il fondo ad hoc del 2020”. “La personalizzazione delle cure contro il cancro è ormai una realtà, soprattutto in neoplasie molto diffuse come quella mammaria – conclude Cinieri. -. Oltre il 70% delle donne in Italia riesce a sconfiggere definitivamente la malattia anche grazie a trattamenti più efficaci ed appropriati. Nella lotta al cancro anche gli strumenti diagnostici sono in continua e rapida evoluzione, grazie all’innovazione apportata dalla ricerca scientifica. La genomica ci permetterà sempre di più un accurato monitoraggio delle possibili recidive di cancro. Sono poi allo studio nuovi esami in grado di rilevare la presenza di più tumori nelle fasi iniziali attraverso un singolo prelievo di sangue. Lo screening del cancro potrà quindi presto cambiare ed essere ampliato a molte neoplasie. Infine, come Fondazione AIOM, abbiamo attivato l’Osservatorio sui Test Genomici. E’ un tavolo di lavoro nato per sensibilizzare le Istituzioni, i clinici e i pazienti sull’importanza di queste analisi molecolari. Abbiamo avviato diverse attività in questi ultimi mesi e proseguiremo sempre con l’obiettivo di incentivare l’utilizzo dei test in tutta Italia”.</p>
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		<title>Tumore al seno metastatico HER2 positivo: trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte del 44% rispetto a taxano, trastuzumab e pertuzumab (THP) come terapia di prima linea nello studio di fase 3 DESTINY-Breast09</title>
		<link>https://psiconcologia.net/tumore-al-seno-metastatico-her2-positivo-trastuzumab-deruxtecan-in-associazione-a-pertuzumab-ha-ridotto-il-rischio-di-progressione-di-malattia-o-di-morte-del-44-rispetto-a-taxano-trastuzumab-e-pertu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 09:09:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I risultati positivi dello studio di Fase 3 DESTINY-Breast09 evidenziano che trastuzumab deruxtecanq in associazione a pertuzumab ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto a taxano, trastuzumab e pertuzumab (THP) come trattamento di prima linea dei pazienti con tumore del seno metastatico HER2 positivo. I risultati&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://psiconcologia.net/tumore-al-seno-metastatico-her2-positivo-trastuzumab-deruxtecan-in-associazione-a-pertuzumab-ha-ridotto-il-rischio-di-progressione-di-malattia-o-di-morte-del-44-rispetto-a-taxano-trastuzumab-e-pertu/">Tumore al seno metastatico HER2 positivo: trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte del 44% rispetto a taxano, trastuzumab e pertuzumab (THP) come terapia di prima linea nello studio di fase 3 DESTINY-Breast09</a> proviene da <a href="https://psiconcologia.net">Psiconcologia</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">I risultati positivi dello studio di Fase 3 DESTINY-Breast09 evidenziano che trastuzumab deruxtecanq in associazione a pertuzumab ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto a taxano, trastuzumab e pertuzumab (THP) come trattamento di prima linea dei pazienti con tumore del seno metastatico HER2 positivo. I risultati verranno presentati oggi nella sessione orale late-breaking (LBA #1008) dell’edizione 2025 del Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (#ASCO25).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’analisi ad interim predefinita, trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte del 44% rispetto a taxano, trastuzumab e pertuzumab (THP) (rapporto di rischio [HR]: 0,56; intervallo di confidenza [IC] 95%: 0,44-0,71; p&lt;0,00001). La sopravvivenza libera da progressione mediana è risultata di 40,7 mesi (IC 95%: 36,5 – NC [non calcolato]) con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab rispetto a 26,9 mesi (IC 95%: 21,8 – NC) con taxano, trastuzumab e pertuzumab (THP) come valutato della revisione centrale indipendente in cieco (BICR). Il beneficio di PFS con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab rispetto a taxano, trastuzumab e pertuzumab (THP) è stato coerente nei diversi sottogruppi, compresi i fattori di stratificazione pre-specificati di malattia de novo o ricorrente, stato del recettore ormonale (HR) e stato di mutazione PIK3CA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sopravvivenza libera da progressione valutata dallo sperimentatore ha dimostrato una PFS mediana di 40,7 mesi (IC 95%: 36,5 – NC) con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab rispetto a 20,7 mesi (IC 95%: 17,3 – 23,5) con taxano, trastuzumab e pertuzumab (HR 0,49; IC 95%: 0,39 – 0,61; p-value nominale &lt;0,00001).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tasso di risposta obiettiva (ORR) confermato con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab è stato dell’85,1% (IC 95%: 81,2 – 88,5) rispetto al 78,6% (IC 95%: 74,1 – 82,5) con taxano, trastuzumab e pertuzumab. Il tasso di risposta completa (CR) è stato del 15,1% con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab rispetto all’8,5% con taxano, trastuzumab e pertuzumab. La durata della risposta (DOR) mediana con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab ha superato tre anni (39,2 mesi) rispetto a poco più di due anni (26,4 mesi) con taxano, trastuzumab e pertuzumab.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sopravvivenza globale (OS) non era matura al momento dell’analisi ad interim (16% maturità al cut-off dei dati); tuttavia, i dati ad interim di sopravvivenza globale mostrano una tendenza iniziale a favore della combinazione trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab rispetto a taxano, trastuzumab e pertuzumab (HR:0,84; IC 95%: 0,59-1,19). Un ulteriore braccio sperimentale dello studio che valuta la monoterapia con trastuzumab deruxtecan rispetto a taxano, trastuzumab e pertuzumab rimane in cieco per i pazienti e gli sperimentatori e continuerà fino all’analisi finale della sopravvivenza libera da progressione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Nello studio DESTINY-Breast09 sono stati inclusi oltre 1.100 pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo metastatico – spiega Giuseppe Curigliano, Presidente eletto ESMO (Società Europea di Oncologia Medica), Professore di Oncologia Medica all’Università di Milano e Direttore Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative allo IEO di Milano -. DESTINY-Breast09 è lo studio con il maggior numero di pazienti condotto finora nel trattamento di prima linea della malattia metastatica HER2 positiva. Ed è il primo studio in più di un decennio a dimostrare un miglioramento dei risultati nel setting di prima linea per un’ampia popolazione di pazienti con tumore del seno metastatico HER2 positivo. Trastuzumab deruxtecan ha dimostrato importanti miglioramenti in numerosi parametri, dalla sopravvivenza libera da progressione, al tasso di risposta obiettiva, alla risposta completa, fino alla durata della risposta. Questi risultati possono cambiare la pratica clinica. Trastuzumab deruxtecan è un farmaco di tipo ADC, che combina un anticorpo monoclonale, trastuzumab, con un agente citotossico, deruxtecan, per trattare specifici tipi di neoplasia. È altamente selettivo per le cellule tumorali, riducendo al minimo i danni alle cellule sane circostanti e aumentando l’efficacia del trattamento nei pazienti con tumore HER2-positivo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Anche l’Italia ha contribuito attivamente all’arruolamento di pazienti nello studio DESTINY-Breast09 con 9 centri coinvolti – sottolinea Valentina Guarneri, Direttore della Oncologia 2 dell’Istituto Oncologico Veneto – IRCCS di Padova e Professore Ordinario di Oncologia Medica all’Università di Padova -. Padova è stato il primo centro italiano per pazienti trattati nello studio. Nei tumori HER2-positivi, il doppio blocco anti-HER2, trastuzumab e pertuzumab, associato a chemioterapia con taxano rappresenta, ad oggi, la strategia standard di prima linea. I pazienti spesso presentano progressione di malattia a circa due anni dall’inizio della terapia standard di prima linea. L’attuale trattamento standard di seconda linea è rappresentato dall’anticorpo farmaco-coniugato trastuzumab deruxtecan, in pazienti che abbiano ricevuto uno o più precedenti regimi a base di terapia anti-HER2. DESTINY-Breast09 ha evidenziato l’efficacia di trastuzumab deruxtecan anche in prima linea. Con una sopravvivenza libera da progressione mediana di oltre tre anni, i risultati di DESTINY-Breast09 mostrano che trastuzumab deruxtecan, in combinazione con pertuzumab, ha il potenziale per diventare il nuovo standard di cura di prima linea”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il profilo di sicurezza di trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab nello studio DESTINY-Breast09 è risultato coerente con i profili già noti delle singole terapie e non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza. Gli eventi avversi correlati al trattamento (TEAEs) di Grado ≥3 si sono verificati nel 54,9% dei pazienti nel braccio con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab e nel 52,4% nel braccio con taxano, trastuzumab e pertuzumab. I TEAE più comuni di Grado ≥3 osservati nel ≥5% dei pazienti trattati con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab sono stati neutropenia (23,9%), ipokalemia (10,2%), anemia (8,4%), affaticamento (7,9%), diarrea (6,8%)trombocitopenia (6,3%) e nausea (5%). La malattia polmonare interstiziale (ILD) o la polmonite si sono verificate nel 12,1% dei pazienti trattati con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab secondo la valutazione di un comitato di valutazione indipendente. La maggior parte degli eventi di malattia polmonare interstiziale o di polmonite sono stati di basso grado (Grado 1 [n=17; 4,5%] o Grado 2 [n=27; 7,1%]). Si sono verificati due eventi di malattia polmonare interstiziale di Grado 5 (0,5%) nel braccio con trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Trastuzumab deruxtecan continua a trasformare la terapia del carcinoma mammario metastatico, grazie ai primi dati in oltre un decennio che evidenziano un miglioramento degli esiti in un’ampia popolazione di pazienti con malattia HER2 positiva, rispetto al trattamento con taxano, trastuzumab e pertuzumab nella prima linea di trattamento”, sostiene Ken Takeshita, MD, Global Head, R&amp;D, Daiichi Sankyo. “DESTINY-Breast09 mostra che iniziare il trattamento con trastuzumab deruxtecan in combinazione con pertuzumab al momento della diagnosi di malattia metastatica può ritardare la progressione di malattia”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Anticipare l’utilizzo di trastuzumab deruxtecan nel trattamento del tumore al seno metastatico HER2 positivo può rappresentare un vantaggio per i pazienti. Lo studio DESTINY-Breast09 mostra che la combinazione di trastuzumab deruxtecan con pertuzumab nel setting di prima linea ha aumentato in modo sostanziale il tempo alla progressione rispetto allo standard di cura e ha quasi raddoppiato il numero di pazienti in cui non si riscontravano segni di malattia valutando le immagini radiologiche”, aggiunge Susan Galbraith, MBBChir, PhD, Vicepresidente Esecutivo, Oncology Hematology R&amp;D, AstraZeneca.</p>
<p>L'articolo <a href="https://psiconcologia.net/tumore-al-seno-metastatico-her2-positivo-trastuzumab-deruxtecan-in-associazione-a-pertuzumab-ha-ridotto-il-rischio-di-progressione-di-malattia-o-di-morte-del-44-rispetto-a-taxano-trastuzumab-e-pertu/">Tumore al seno metastatico HER2 positivo: trastuzumab deruxtecan in associazione a pertuzumab ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte del 44% rispetto a taxano, trastuzumab e pertuzumab (THP) come terapia di prima linea nello studio di fase 3 DESTINY-Breast09</a> proviene da <a href="https://psiconcologia.net">Psiconcologia</a>.</p>
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		<title>TUMORE GASTRICO IN STADIO PRECOCE: IL REGIME CON DURVALUMAB HA RIDOTTO IL RISCHIO DI PROGRESSIONE, RECIDIVA O MORTE DEL 29% RISPETTO ALLA SOLA CHEMIOTERAPIA NELLO STUDIO DI FASE III MATTERHORN</title>
		<link>https://psiconcologia.net/tumore-gastrico-in-stadio-precoce-il-regime-con-durvalumab-ha-ridotto-il-rischio-di-progressione-recidiva-o-morte-del-29-rispetto-alla-sola-chemioterapia-nello-studio-di-fase-iii-matterhorn/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jun 2025 09:07:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I risultati positivi dello studio di fase III MATTERHORN hanno evidenziato che il trattamento perioperatorio con durvalumab di AstraZeneca in combinazione con chemioterapia standard FLOT (fluorouracile, leucovorina, oxaliplatino e docetaxel) ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante dell’endpoint primario di sopravvivenza libera da eventi (EFS) rispetto alla sola chemioterapia. I pazienti sono stati&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">I risultati positivi dello studio di fase III MATTERHORN hanno evidenziato che il trattamento perioperatorio con durvalumab di AstraZeneca in combinazione con chemioterapia standard FLOT (fluorouracile, leucovorina, oxaliplatino e docetaxel) ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante dell’endpoint primario di sopravvivenza libera da eventi (EFS) rispetto alla sola chemioterapia. I pazienti sono stati trattati con durvalumab neoadiuvante in combinazione con chemioterapia prima dell’intervento chirurgico, seguito da durvalumab adiuvante in combinazione con chemioterapia, e infine con durvalumab in monoterapia. Lo studio ha valutato questo regime rispetto alla sola chemioterapia perioperatoria nei pazienti con tumore gastrico e della giunzione gastroesofagea (GEJ) resecabile, in stadio iniziale e localmente avanzato (stadi II, III, IVA).<br>I risultati verranno presentati oggi nella Sessione Plenaria nell’edizione 2025 del Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (#ASCO25) a Chicago (abstract #LBA5) e saranno pubblicati contemporaneamente nel The New England Journal of Medicine.<br>Nell’analisi ad interim pianificata, i pazienti trattati con il regime perioperatorio a base di durvalumab hanno mostrato una riduzione del 29% del rischio di progressione di malattia, recidiva o morte rispetto alla sola chemioterapia (sulla base di un rapporto di rischio [HR] EFS di 0,71; intervallo di confidenza [IC] 95% 0,58-0,86; p&lt;0,001). La sopravvivenza libera da eventi (EFS) mediana stimata non è stata raggiunta nel braccio con durvalumab rispetto a 32,8 mesi nel braccio di controllo. In base alle stime, il 78,2% dei pazienti trattati con il regime perioperatorio con durvalumab era libero da eventi a un anno rispetto al 74,0% nel braccio di controllo; il tasso stimato di EFS a 24 mesi è risultato del 67,4% rispetto al 58,5%, rispettivamente, segnalando un beneficio maggiore nel corso del tempo per il regime a base di durvalumab.<br>Per l’endpoint secondario di sopravvivenza globale (OS), è stato osservato un importante trend a favore del regime perioperatorio a base di durvalumab (HR=0,78; IC 95% 0,62-0,97; p=0,025). Lo studio continuerà a monitorare la OS, che sarà valutata formalmente nell’analisi finale.<br>“La chirurgia rappresenta il trattamento principale ad intento curativo nei pazienti con tumore dello stomaco e della giunzione gastro-esofagea in stadio non metastatico – afferma Lorenzo Fornaro, Oncologo dell’Unità di Oncologia Medica 2, Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana -. L’elevato tasso di recidive loco-regionali o a distanza dopo il trattamento chirurgico esclusivo ha portato a sviluppare un approccio multimodale nella malattia operabile, basato sull’impiego della chemioterapia perioperatoria con il regime FLOT, che attualmente rappresenta lo schema di riferimento in questo setting”. “Nello studio MATTERHORN – continua Lorenzo Fornaro – nel tumore gastrico o della giunzione gastro-esofagea operabile, l’aggiunta dell’immunoterapia con durvalumab al regime chemioterapico FLOT, prima e dopo la chirurgia, aveva già evidenziato un aumento significativo del tasso di risposta patologica rispetto a solo FLOT. I nuovi dati dello studio, presentati a Chicago, dimostrano risultati significativi in termini di sopravvivenza libera da eventi, con un trend positivo anche nella sopravvivenza globale. È la prima volta che, grazie all’immunoterapia, vengono ottenuti questi benefici nella malattia operabile. Va evidenziato anche il buon profilo di tollerabilità del regime perioperatorio a base di durvalumab, che non ha compromesso la possibilità di sottoporsi alla chirurgia. Sulla base dei dati di MATTERHORN, questo nuovo approccio terapeutico dovrebbe diventare il nuovo standard di cura in questo setting”.<br>“Nel 2024, in Italia, sono stati stimati circa 14.100 nuovi casi di carcinoma gastrico – spiega Carmine Pinto, Direttore dell’Oncologia dell’AUSL-IRCCS di Reggio Emilia -. È una neoplasia aggressiva con una prognosi particolarmente infausta, per l’elevato tasso di recidive, anche dopo la chirurgia radicale con intento curativo, e per la frequente presentazione in fase avanzata. Da qui l’importanza di nuove opzioni nella malattia operabile, come il regime perioperatorio a base di durvalumab”. “La presa in carico delle persone con tumore dello stomaco richiede, a partire dalla diagnosi, un approccio multidisciplinare, che può ottimizzare il programma terapeutico, e quindi migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti – continua Carmine Pinto -. In particolare, in questo setting è fondamentale il riferimento a centri di riferimento per questa patologia sia per volumi che per la disponibilità di team multidisciplinari di esperti in questa patologia. È indispensabile, pertanto, in quest’ambito un’appropriata stadiazione della neoplasia, che permette di programmare la terapia peri-operatoria e la chirurgia, definendo l’estensione della neoplasia, il coinvolgimento dei linfonodi e l’eventuale presenza di metastasi. Una corretta stadiazione prevede l’imaging radiologica, l’ecoendoscopia e, quando richiesto, anche una valutazione laparoscopica. Inoltre, è fondamentale che siano sempre offerti al paziente una valutazione dello stato nutrizionale e piani dietetici, che permettono di sottoporre il paziente al trattamento programmato nelle migliori condizioni cliniche. Le persone colpite da tumore dello stomaco, infatti, possono presentare problematiche nutrizionali, anche rilevanti, già dalle prime fasi della malattia. Dopo la chirurgia demolitiva fornire corrette indicazioni sulle abitudini nutrizionali e sulla dieta da seguire permette poi di mantenere quotidianamente una buona alimentazione, con un significativo impatto positivo sul peso corporeo e sulla qualità di vita”.<br>Cristian Massacesi, Chief Medical Officer e Oncology Chief Development Officer, AstraZeneca, dichiara: “Questo regime perioperatorio basato sull’immunoterapia ha il potenziale di cambiare il paradigma clinico nel tumore gastrico e della giunzione gastroesofagea in fase precoce, grazie alla riduzione di quasi un terzo del rischio di progressione, recidiva o morte e all’importante trend di miglioramento della sopravvivenza. Come terzo studio positivo sul trattamento perioperatorio con durvalumab in diversi tipi di tumore, lo studio MATTERHORN valida ulteriormente questo approccio e sottolinea il nostro impegno nell’offrire nuove terapie nelle fasi precoci della malattia, dove le possibilità di guarigione sono maggiori”.</p>
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		<title>Tumore al seno avanzato HR-positivo: camizestrant ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte del 56% in pazienti con mutazione emergente di ESR1 nello studio di Fase III SERENA-6</title>
		<link>https://psiconcologia.net/tumore-al-seno-avanzato-hr-positivo-camizestrant-ha-ridotto-il-rischio-di-progressione-di-malattia-o-di-morte-del-56-in-pazienti-con-mutazione-emergente-di-esr1-nello-studio-di-fase-iii-serena-6/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2025 09:05:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I risultati positivi dello studio di fase III SERENA-6 hanno evidenziato che camizestrant di AstraZeneca in combinazione con un inibitore delle chinasi ciclina-dipendenti (CDK) 4/6 (palbociclib, ribociclib o abemaciclib) ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (PFS). Lo studio ha valutato il passaggio alla combinazione con camizestrant rispetto&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://psiconcologia.net/tumore-al-seno-avanzato-hr-positivo-camizestrant-ha-ridotto-il-rischio-di-progressione-di-malattia-o-di-morte-del-56-in-pazienti-con-mutazione-emergente-di-esr1-nello-studio-di-fase-iii-serena-6/">Tumore al seno avanzato HR-positivo: camizestrant ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte del 56% in pazienti con mutazione emergente di ESR1 nello studio di Fase III SERENA-6</a> proviene da <a href="https://psiconcologia.net">Psiconcologia</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">I risultati positivi dello studio di fase III SERENA-6 hanno evidenziato che camizestrant di AstraZeneca in combinazione con un inibitore delle chinasi ciclina-dipendenti (CDK) 4/6 (palbociclib, ribociclib o abemaciclib) ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (PFS). Lo studio ha valutato il passaggio alla combinazione con camizestrant rispetto alla prosecuzione del trattamento standard con un inibitore dell’aromatasi (AI) (anastrozolo o letrozolo) in combinazione con un inibitore di CDK4/6 nel trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma mammario avanzato positivo per i recettori ormonali (HR) e negativo per HER2, il cui tumore presenta una mutazione emergente di ESR1.<br>Questi risultati verranno presentati oggi nella Sessione Plenaria del Congresso 2025 dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago (abstract #LBA4) e saranno pubblicati contemporaneamente nel The New England Journal of Medicine.<br>I risultati hanno mostrato che la combinazione con camizestrant ha ridotto il rischio di progressione di malattia valutata dallo sperimentatore o di morte del 56% rispetto al trattamento standard (hazard ratio [HR] di 0,44; intervallo di confidenza [IC] 95% 0,31-0,60; p &lt; 0,00001). La PFS mediana è stata di 16,0 mesi per le pazienti passate alla combinazione con camizestrant rispetto a 9,2 mesi per il braccio di confronto. È importante sottolineare che è stato osservato un beneficio coerente in PFS con tutti gli inibitori di CDK4/6 e nei sottogruppi clinicamente rilevanti dello studio, inclusa l’analisi per età, etnia, regione geografica, tempo di rilevamento della mutazione ESR1 e tipo di mutazione ESR1.<br>La combinazione con camizestrant è stata anche associata a un significativo ritardo nel tempo di deterioramento della qualità di vita: in un endpoint esploratorio, la combinazione con camizestrant ha ridotto il rischio di deterioramento dello stato di salute globale e della qualità di vita del 47% rispetto alla combinazione con l’inibitore dell’aromatasi (AI) (HR 0,53; 95% IC, 0,33-0,82; p&lt;0,001 nominale).<br>Il tempo mediano al peggioramento dello stato di salute globale è stato di 23,0 mesi nelle pazienti trattate con la combinazione con camizestrant, rispetto a 6,4 mesi nelle pazienti che hanno continuato il trattamento con la combinazione con l’inibitore dell’aromatasi (AI) (EORTC QLQ-C30). La combinazione con camizestrant ha anche ritardato il tempo al peggioramento del dolore rispetto alla combinazione con AI.<br>I dati relativi agli endpoint secondari chiave, il tempo alla seconda progressione di malattia (PFS2) e la sopravvivenza globale (OS), non erano ancora maturi al momento di questa analisi ad interim. Tuttavia, è stata osservata una tendenza verso un beneficio prolungato del trattamento con camizestrant, in base alla PFS2 (HR 0,52; IC al 95% 0,33-0,81; p=0,0038 [soglia di analisi ad interim p=0,0001]). Lo studio continuerà a valutare OS, PFS2 e altri principali endpoint secondari.<br>“In Italia vivono circa 52mila donne con tumore della mammella metastatico – afferma Giampaolo Bianchini, Professore associato e responsabile del Gruppo mammella dell’IRCSS Ospedale San Raffaele, Università Vita-Salute San Raffaele di Milano -. Circa il 70% di queste pazienti ha un tumore con espressione del recettore estrogenico (chiamato ER o ESR1) ed è negativo per l’espressione della proteina HER2. La prima linea di trattamento in caso di tumori ‘endocrino sensibili’, circa il 60% di queste pazienti, è estremamente efficace e ben tollerata, consentendo di raggiungere una mediana di sopravvivenza superiore a 5 anni, con molte pazienti che superano i 10 anni. Purtroppo però, dopo un’iniziale risposta, il tumore trova il modo di crescere nuovamente. Il meccanismo di resistenza più frequente, in circa il 45% dei casi, è una mutazione a carico del recettore estrogenico ESR1. Camizestrant è una terapia ormonale di nuova generazione, appartenente alla classe di farmaci chiamata SERD, che porta alla potente degradazione selettiva del recettore degli estrogeni. Il farmaco, che ha una eccellente tollerabilità, ha già dimostrato nello studio SERENA-2 di essere estremamente efficace nel far regredire i tumori che alla progressione clinica dimostrano di avere acquisito questa alterazione molecolare. Lo studio SERENA-6 aveva l’obiettivo di dimostrare che il paradigma oncologico adottato negli ultimi 40 anni, cioè il cambio di terapia quando un farmaco clinicamente non funziona più, non è il modo migliore di curare le pazienti, testando l’ipotesi rivoluzionaria che il cambio di terapia debba invece essere anticipato al momento in cui il tumore comincia a sviluppare questo meccanismo di resistenza, cercandolo tramite un semplice prelievo di sangue detto biopsia liquida”.<br>“Lo studio SERENA-6 – sottolinea Alberto Zambelli, Professore associato di Oncologia all’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Direttore dell’Oncologia dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo – dimostra che il passaggio da un inibitore dell’aromatasi a camizestrant in combinazione con uno qualsiasi dei tre inibitori di CDK4/6, dopo la comparsa di una mutazione ESR1, ha più che dimezzato il rischio di progressione di malattia o di morte e ha ritardato in modo consistente il peggioramento della qualità della vita. In questo modo, è possibile prolungare in modo significativo il beneficio clinico della prima linea, trattando la resistenza in via di sviluppo, prima che causi la progressione di malattia e il peggioramento della qualità di vita. Lo studio SERENA-6 può guidare un cambio di paradigma e ridefinire l’approccio alla farmacoresistenza in questo tipo di tumore. Per la prima volta, la strategia terapeutica non viene modificata al momento della progressione clinica e radiologica, ma al momento della ‘progressione molecolare’, con l’obiettivo di interferire precocemente con un noto meccanismo di resistenza, la mutazione di ESR1. In questo modo, si passa da un approccio reattivo, rappresentato dall’impiego del SERD orale in seconda linea, a uno proattivo, cioè all’introduzione precoce del SERD orale, camizestrant, alla comparsa della mutazione di ESR1, prima della progressione di malattia”.<br>Susan Galbraith, Vicepresidente Esecutivo, Oncology Haematology R&amp;D, AstraZeneca, dichiara: “Come primo studio registrativo a dimostrare il valore clinico del monitoraggio del DNA tumorale circolante per individuare l’emergere di una resistenza e modificare precocemente la terapia, SERENA-6 sta ridefinendo il paradigma clinico del tumore al seno. Camizestrant è il primo e unico degradatore selettivo del recettore degli estrogeni (SERD) orale di nuova generazione e antagonista completo del recettore degli estrogeni a dimostrare un beneficio in prima linea in combinazione con gli inibitori CDK4/6 approvati, e questi risultati supportano il suo potenziale come nuova terapia endocrina standard nel trattamento del tumore del seno HR-positivo”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://psiconcologia.net/tumore-al-seno-avanzato-hr-positivo-camizestrant-ha-ridotto-il-rischio-di-progressione-di-malattia-o-di-morte-del-56-in-pazienti-con-mutazione-emergente-di-esr1-nello-studio-di-fase-iii-serena-6/">Tumore al seno avanzato HR-positivo: camizestrant ha ridotto il rischio di progressione di malattia o di morte del 56% in pazienti con mutazione emergente di ESR1 nello studio di Fase III SERENA-6</a> proviene da <a href="https://psiconcologia.net">Psiconcologia</a>.</p>
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		<title>Tumore gastrico HER2 positivo metastatico o non resecabile: trastuzumab deruxtecan ha ridotto il rischio di morte del 30% rispetto a ramucirumab più paclitaxel come terapia di seconda linea nello studio di Fase 3 DESTINY-Gastric04</title>
		<link>https://psiconcologia.net/tumore-gastrico-her2-positivo-metastatico-o-non-resecabile-trastuzumab-deruxtecan-ha-ridotto-il-rischio-di-morte-del-30-rispetto-a-ramucirumab-piu-paclitaxel-come-terapia-di-seconda-linea-nello-studi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 May 2025 08:57:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I risultati positivi dello studio di Fase 3 DESTINY-Gastric04 evidenziano che trastuzumab deruxtecan ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza globale (OS) rispetto a ramucirumab più paclitaxel nei pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea (GEJ), HER2 positivo (IHC 3+ o IHC 2+/ISH+) di seconda linea non resecabile e/o metastatico.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://psiconcologia.net/tumore-gastrico-her2-positivo-metastatico-o-non-resecabile-trastuzumab-deruxtecan-ha-ridotto-il-rischio-di-morte-del-30-rispetto-a-ramucirumab-piu-paclitaxel-come-terapia-di-seconda-linea-nello-studi/">Tumore gastrico HER2 positivo metastatico o non resecabile: trastuzumab deruxtecan ha ridotto il rischio di morte del 30% rispetto a ramucirumab più paclitaxel come terapia di seconda linea nello studio di Fase 3 DESTINY-Gastric04</a> proviene da <a href="https://psiconcologia.net">Psiconcologia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">I risultati positivi dello studio di Fase 3 DESTINY-Gastric04 evidenziano che trastuzumab deruxtecan ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza globale (OS) rispetto a ramucirumab più paclitaxel nei pazienti con adenocarcinoma gastrico o della giunzione gastroesofagea (GEJ), HER2 positivo (IHC 3+ o IHC 2+/ISH+) di seconda linea non resecabile e/o metastatico. I risultati verranno illustrati oggi in una presentazione orale late-breaking (LBA #4002) all’edizione del 2025 del Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (#ASCO25) e saranno pubblicati contemporaneamente nel The New England Journal of Medicine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trastuzumab deruxtecan è un anticorpo monoclonale farmaco-coniugato (ADC) DXd specifico per il recettore HER2 formulato da Daiichi Sankyo (TSE: 4568) e sviluppato e commercializzato congiuntamente da Daiichi Sankyo e AstraZeneca (LSE/STO/Nasdaq: AZN).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’analisi primaria di sopravvivenza globale, trastuzumab deruxtecan ha ridotto il rischio di morte del 30% rispetto a ramucirumab più paclitaxel (rapporto di rischio [HR]: 0,70; intervallo di confidenza [IC]: 0,55-0,90; p=0,0044). La sopravvivenza globale mediana è risultata di 14,7 mesi con trastuzumab deruxtecan (n=246) rispetto a 11,4 mesi con ramucirumab più paclitaxel (n=248).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’analisi dell’endpoint secondario di sopravvivenza libera da progressione (PFS), trastuzumab deruxtecan ha dimostrato una riduzione del 26% del rischio di progressione di malattia o di morte rispetto a ramucirumab più paclitaxel (HR: 0,74; IC 95%: 0,59-0,92; p=0,0074), secondo la valutazione dello sperimentatore. La PFS mediana è stata di 6,7 mesi con trastuzumab deruxtecan rispetto a 5,6 mesi con ramucirumab più paclitaxel. Nei pazienti trattati con trastuzumab deruxtecan è stato osservato un tasso di risposta obiettiva (ORR) confermato del 44,3% (IC 95%: 37,8-50,9), con sette risposte complete (CR) e 97 risposte parziali (PR), rispetto a un ORR del 29,1% (IC 95%: 23,4-35,3) con tre CR e 66 PR nel braccio con ramucirumab più paclitaxel (p=0,0006). La durata della risposta (DOR) mediana è risultata di 7,4 mesi (IC 95%: 5,7-10,1) nel braccio con trastuzumab deruxtecan e di 5,3 mesi (IC 95%: 4,1-5,7) nel braccio con ramucirumab più paclitaxel. Il tasso di controllo di malattia (DCR) è stato del 91,9% (IC 95%: 87,7-95,1) con trastuzumab deruxtecan rispetto al 75,9% (IC 95%: 70,0-81,2) con ramucirumab più paclitaxel. I miglioramenti di OS e PFS con trastuzumab deruxtecan sono risultati coerenti nei diversi sottogruppi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Meno del 20% dei casi di tumore dello stomaco è individuato in fase iniziale – spiega Sara Lonardi, Direttore Oncologia 1 all’Istituto Oncologico Veneto IRCCS di Padova – e i pazienti con diagnosi di tumore gastrico e della giunzione gastroesofagea metastatico presentano una sopravvivenza a 5 anni ancora modesta. Il recettore HER-2 è il target molecolare più studiato ed è espresso in circa il 15% delle neoplasie gastriche. Oltre la metà dei pazienti con carcinoma gastrico HER2-positivo non operabile in progressione dopo una prima linea di trattamento con chemioterapia più trastuzumab (farmaco anti-HER2) e, ove indicato, pembrolizumab, è eleggibile ad una terapia di seconda linea. Tuttavia, in questo setting le loro condizioni cliniche sono spesso molto complesse e le possibilità di cura erano molto limitate, fino all’approvazione di trastuzumab deruxtecan, che ha già dimostrato di poter cambiare l’algoritmo terapeutico ed aumentare la sopravvivenza dei nostri pazienti. È un anticorpo-farmaco coniugato che combina un anticorpo monoclonale, trastuzumab, con un farmaco chemioterapico, deruxtecan”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“In due studi di fase 2, DESTINY-Gastric01 e DESTINY-Gastric02, trastuzumab deruxtecan è risultato associato a una sopravvivenza globale mediana superiore a 12 mesi, un risultato che ha portato all’approvazione da parte di EMA e alla rimborsabilità da parte di AIFA – afferma Filippo Pietrantonio, Responsabile dell’Unità di Oncologia Gastrointestinale alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e senior author della pubblicazione sul NEJM -. Nello studio di fase 3 DESTINY-Gastric04, presentato a Chicago, l’anticorpo monoclonale farmaco-coniugato ha evidenziato una netta superiorità nella sopravvivenza globale e nella tollerabilità rispetto all’antiangiogenico ramucirumab in combinazione con la chemioterapia, con riduzione del rischio di morte del 30%. Questi risultati confermano il valore di trastuzumab deruxtecan quale farmaco di scelta di seconda linea per quel 15% di pazienti con carcinoma gastrico che presentano una iperespressione di HER2. È infatti un’opzione già raccomandata in questo setting dalle linee guida internazionali, ma dopo questo studio diventa chiaramente l’opzione di prima scelta. È importante sottoporre tutti i pazienti con carcinoma gastrico avanzato al test diagnostico per valutare l’espressione di HER2 dall’inizio del percorso di cura, con la consapevolezza che questa determinazione è fondamentale non solo per la prima linea di terapia, ma anche per quella successiva”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il profilo di sicurezza di trastuzumab deruxtecan nello studio DESTINY-Gastric04 è risultato coerente con i precedenti studi clinici sul tumore gastrico e non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza. Gli eventi avversi più comuni di grado ≥ 3 correlati al trattamento che si sono verificati nei pazienti trattati con trastuzumab deruxtecan sono stati neutropenia (28,7%), anemia (13,9%), trombocitopenia (8,6%), leucopenia (7,4%) e fatigue (7,0%). La malattia polmonare interstiziale (ILD) o la polmonite sono state osservate nel 13,9% dei pazienti trattati con trastuzumab deruxtecan e nell’1,3% di quelli nel braccio con ramucirumab più paclitaxel. In base alla valutazione di un comitato indipendente, nel braccio con trastuzumab deruxtecan, la maggior parte delle ILD o delle polmoniti sono state di basso grado (grado 1 [n=7; 2,9%] o di grado 2 [n=26; 10,7%]), eccetto un evento di ILD di grado 3 (0,4%). Nel braccio ramucirumab più paclitaxel si sono verificati due eventi di ILD di grado 3 (0,9%) e uno di grado 5 (0,4%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Trastuzumab deruxtecan continua a fornire risultati importanti con questi nuovi dati dello studio DESTINY-Gastric04. Per la prima volta un farmaco diretto contro HER2 ha dimostrato un beneficio di sopravvivenza in uno studio randomizzato di fase 3 nel setting del tumore gastrico metastatico HER2 positivo in seconda linea”, dichiara Ken Takeshita, MD, Global Head, R&amp;D, Daiichi Sankyo. “Analogamente alla nostra strategia in altri tipi di tumore, continuiamo a perseguire lo sviluppo di trastuzumab deruxtecan negli stadi iniziali del tumore gastrico e abbiamo recentemente avviato studi di fase 3 che valutano trastuzumab deruxtecan come parte di un regime di combinazione nel trattamento di prima linea dei pazienti con malattia metastatica HER2 positiva”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“I pazienti con tumore gastrico metastatico HER2 positivo in progressione dopo il trattamento di prima linea hanno storicamente ottenuto risultati sfavorevoli”, sostiene Cristian Massacesi, MD, Chief Medical Officer and Oncology Chief Development Officer, Astrazeneca. “Questi risultati mostrano che trastuzumab deruxtecan ha ridotto il rischio di morte di circa un terzo nei pazienti con tumore gastrico metastatico HER2 positivo precedentemente trattato, confermando i benefici di trastuzumab deruxtecan in questo setting”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://psiconcologia.net/tumore-gastrico-her2-positivo-metastatico-o-non-resecabile-trastuzumab-deruxtecan-ha-ridotto-il-rischio-di-morte-del-30-rispetto-a-ramucirumab-piu-paclitaxel-come-terapia-di-seconda-linea-nello-studi/">Tumore gastrico HER2 positivo metastatico o non resecabile: trastuzumab deruxtecan ha ridotto il rischio di morte del 30% rispetto a ramucirumab più paclitaxel come terapia di seconda linea nello studio di Fase 3 DESTINY-Gastric04</a> proviene da <a href="https://psiconcologia.net">Psiconcologia</a>.</p>
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		<title>Tumore del seno triplo negativo: sacituzumab govitecan migliora la sopravvivenza libera da progressione rispetto allo standard di cura in prima linea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 May 2025 08:54:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Passi avanti nel trattamento di prima linea del carcinoma mammario triplo negativo, uno dei più difficili da curare. I risultati dello studio clinico internazionale di fase 3 ASCENT-04/KEYNOTE-D19 dimostrano che il trattamento con l’anticorpo farmaco-coniugato sacituzumab govitecan e pembrolizumab può aiutare le pazienti con tumore del seno triplo negativo non resecabile, localmente avanzato o metastatico&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Passi avanti nel trattamento di prima linea del carcinoma mammario triplo negativo, uno dei più difficili da curare. I risultati dello studio clinico internazionale di fase 3 ASCENT-04/KEYNOTE-D19 dimostrano che il trattamento con l’anticorpo farmaco-coniugato sacituzumab govitecan e pembrolizumab può aiutare le pazienti con tumore del seno triplo negativo non resecabile, localmente avanzato o metastatico PD-L1 positivo a vivere più a lungo, senza progressione di malattia, rispetto alla chemioterapia più pembrolizumab, attuale standard di cura. Lo studio sarà presentato oggi al Congresso 2025 dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago. Al follow-up mediano di 14 mesi, le pazienti trattate con sacituzumab govitecan e pembrolizumab hanno presentato una sopravvivenza libera da progressione di 11,2 mesi rispetto a 7,8 mesi nel braccio con chemioterapia e pembrolizumab. Le pazienti trattate con sacituzumab govitecan e pembrolizumab hanno evidenziato un rischio di progressione del tumore inferiore del 35% rispetto alla chemioterapia e pembrolizumab. La durata mediana della risposta è stata pari a 16,5 mesi nel braccio con sacituzumab govitecan e pembrolizumab rispetto a 9,2 mesi in quello con chemioterapia e pembrolizumab.<br>“Quasi la metà delle pazienti con tumore della mammella triplo negativo non riesce a ricevere un altro trattamento oltre la prima linea, evidenziando la forte necessità di cure innovative in questa popolazione – afferma Giuseppe Curigliano, Presidente eletto ESMO (Società Europea di Oncologia Medica), Professore di Oncologia Medica all’Università di Milano e Direttore Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative allo IEO di Milano -. Sacituzumab govitecan è un farmaco innovativo che sfrutta la capacità di un anticorpo di raggiungere un bersaglio specifico sulle cellule tumorali, portando con sé un potente chemioterapico. Questo permette da una parte di ottenere l’effetto antitumorale, dall’altra di ridurre la tossicità legata all’esposizione delle cellule normali. Lo studio ASCENT-04/KEYNOTE-D19, presentato a Chicago, ha dimostrato l’efficacia della combinazione di sacituzumab govitecan con pembrolizumab, un farmaco immunoterapico, in prima linea nella malattia avanzata PD-L1 positiva, con miglior controllo della malattia e tollerabilità rispetto allo standard di cura, costituito dalla chemioterapia più pembrolizumab. Nei giorni scorsi abbiamo appreso che anche nello studio ASCENT-03, i cui dati verranno presentati al prossimo Congresso ESMO, sacituzumab govitecan ha evidenziato un significativo vantaggio in efficacia rispetto alla chemioterapia nel trattamento di prima linea delle pazienti con malattia metastatica non eleggibili alla immunoterapia. I due studi, pertanto, candidano sacituzumab govitecan come nuova potenziale ‘spina dorsale’ per il trattamento di prima linea della malattia avanzata triplo negativa”.<br>“Nel 2024, in Italia, sono state stimate quasi 53.700 nuove diagnosi di tumore del seno, il più frequente in tutta la popolazione – spiega Francesco Perrone, Presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Circa il 15% dei casi è caratterizzato da un fenotipo triplo negativo, cioè privo di espressione dei recettori ormonali e del recettore 2 del fattore di crescita epidermico umano (HER2). Questo tipo di tumore della mammella non risponde alla terapia ormonale e ai farmaci che hanno come bersaglio HER2. È quindi una forma aggressiva di tumore della mammella che colpisce spesso donne giovani che si trovano nel pieno della loro vita familiare e professionale, come madri, mogli e lavoratici. E, in questi casi, la malattia ha un impatto profondo sull’intera famiglia. La tradizionale chemioterapia per molti anni è stata lo standard di cura per il trattamento di prima linea della malattia metastatica. Da qui la necessità di opzioni terapeutiche innovative che garantiscano quantità e qualità di vita. Negli ultimi anni, lo scenario è cambiato grazie all’introduzione di nuove molecole, in particolare l’immunoterapia e gli anticorpi farmaco coniugati, che hanno permesso di migliorare significativamente la prognosi di questa popolazione di pazienti”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo studio ASCENT-04/KEYNOTE-D19 ha arruolato 443 pazienti di 26 Paesi. Le pazienti sono state assegnate casualmente a ricevere sacituzumab govitecan e pembrolizumab (221 pazienti) o chemioterapia e pembrolizumab (222 pazienti). Entrambi i trattamenti sono stati somministrati fino a progressione del tumore o a interruzione dovuta agli effetti collaterali. Gli eventi avversi più frequenti di grado 3 e 4 nel braccio con sacituzumab govitecan e pembrolizumab sono stati neutropenia (43%) e diarrea (10%). Nel braccio con chemioterapia e pembrolizumab, gli eventi avversi più frequenti di grado 3 e 4 sono stati neutropenia (45%), anemia (16%) e trombocitopenia (14%).</p>
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		<title>Giornata mondiale senza tabacco: tassare il fumo funziona. Lo chiedono Fondazione Veronesi ed AIOM</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 May 2025 08:50:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco del 31 maggio, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, Fondazione Umberto Veronesi ETS richiama l’attenzione su una delle misure più efficaci nella lotta al tabagismo: l’aumento delle tasse sul tabacco. I dati provenienti da Francia e Irlanda raccolti e analizzati dal Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">In occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco del 31 maggio, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, Fondazione Umberto Veronesi ETS richiama l’attenzione su una delle misure più efficaci nella lotta al tabagismo: l’aumento delle tasse sul tabacco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati provenienti da Francia e Irlanda raccolti e analizzati dal Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale (CERGAS) di SDA Bocconi School of Management ed una nuova indagine condotta da AstraRicerche su richiesta di Fondazione Veronesi, dimostrano che aumentare la tassazione sul tabacco è una misura fondamentale, efficace e largamente accettata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">FRANCIA E IRLANDA: PREZZI ALTI, FUMO IN CALO<br>Mentre in Italia il prezzo medio di un pacchetto da 20 sigarette supera di poco i 5 euro, con incrementi minimi negli ultimi anni, in Francia è passato da 7,05 euro nel 2017 a quasi 11 euro nel 2023, con l’obiettivo di arrivare a 13 euro entro il 2027. In parallelo, il Paese ha osservato un calo significativo del consumo di tabacco, soprattutto tra i giovani: in soli 5 anni, tra il 2017 e il 2022, la quota di fumatori quotidiani tra i diciassettenni francesi è scesa dal 25,1% al 15,6%. In Irlanda, dove in seguito a una politica di aumenti intrapresa nel 2015 un pacchetto costa oggi oltre 15 euro, la percentuale di fumatori è scesa dal 23% al 18% tra il 2015 e il 2021.<br>“Francia e Irlanda hanno adottato strategie fiscali ambiziose per contrastare il tabagismo, con prezzi delle sigarette tra i più alti in Europa. Negli ultimi anni, entrambi i Paesi hanno ottenuto riduzioni significative nel consumo di prodotti del tabacco, controbilanciate però da un aumento nell’utilizzo delle sigarette elettroniche. Emerge quindi l’importanza di una politica fiscale guidata da obiettivi di salute pubblica, e integrata da misure di educazione, prevenzione e trattamento, per creare la prima generazione libera dal tabacco” – dichiara Amelia Compagni, Direttrice del Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale (CERGAS) di SDA Bocconi School of Management, e Professoressa Associata presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università Bocconi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">ANCHE IN ITALIA CRESCE IL CONSENSO PER UNA TASSAZIONE PIÙ INCISIVA<br>Secondo l’indagine AstraRicerche su un campione rappresentativo di oltre mille adulti italiani (18-65 anni), più della metà degli italiani riconosce che una tassazione più elevata sul tabacco aiuta a prevenire l’iniziazione, ridurre il consumo e favorire la cessazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 60% degli intervistati si dichiara favorevole a un aumento deciso delle tasse, che punti almeno a raddoppiare il prezzo del pacchetto, portandolo a 11-12 euro o più in un breve lasso di tempo, come già avviene in altri Paesi europei. Solo il 20% sarebbe sfavorevole. Queste percentuali non cambiano se la misura includesse anche le sigarette elettroniche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, se il prezzo del pacchetto di sigarette raddoppiasse, quasi un terzo delle persone dichiara che smetterebbe, mentre un altro terzo calerebbe i consumi: al contempo, non aumenterebbe la propensione all’acquisto di tabacco da fonti illegali come il contrabbando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">FISCALITÀ, EDUCAZIONE, SUPPORTO<br>Gli italiani chiedono anche un impiego mirato delle risorse fiscali raccolte: la maggioranza vorrebbe destinarle a educazione scolastica, prevenzione delle malattie fumo-correlate e servizi di disassuefazione dal fumo. L’esperienza internazionale e l’opinione pubblica convergono su un punto chiave: è urgente adottare una strategia integrata che combini leva fiscale, educazione, campagne informative, rispetto dei divieti, monitoraggio del mercato e supporto per chi vuole smettere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">IL PESO DEL FUMO SULLA SALUTE<br>Il tabacco è la principale causa prevenibile di malattia e morte nel mondo. L’OMS stima 8 milioni di vittime all’anno, di cui 1,2 milioni di non fumatori esposti al fumo passivo. In Europa, si contano circa 700.000 morti l’anno attribuibili al tabacco, di cui oltre 90.000 in Italia, quasi la metà per tumori. Si stima che i costi diretti e indiretti dovuti al tabagismo tocchino i 26 miliardi di euro l’anno nel nostro Paese.<br>Il fumo, inoltre, aggrava le disuguaglianze socioeconomiche, colpendo più duramente chi ha meno risorse per difendersi dalla promozione del tabacco, per accedere alla diagnosi precoce o alle cure.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fondazione Umberto Veronesi rilancia con forza l’appello alle istituzioni italiane affinché l’Italia adotti misure fiscali più coraggiose e lungimiranti.<br>“L’uso di tabacco è responsabile di circa l’85% dei decessi per tumore del polmone, dei bronchi e della trachea. A fronte di questi danni risaputi, l’Italia è rimasta indietro nella politica di lotta al tabagismo nel panorama internazionale secondo i criteri dell’OMS. Le evidenze ci sono e sono chiare: alzare le tasse sul tabacco significa ridurre i consumi e prevenire malattie e decessi evitabili. Liberare risorse utili per il Sistema Sanitario Nazionale” – dichiara Giulia Veronesi, Direttore Chirurgia Toracica Ospedale San Raffaele, Professore Ordinario Università Vita e Salute San Raffaele di Milano e Membro del Comitato di Lotta al Fumo di Fondazione Umberto Veronesi ETS.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) è fortemente impegnata nella promozione della prevenzione primaria e secondaria del cancro. “Agli stili di vita scorretti, e tra questi prima di tutto il fumo di sigaretta, si attribuisce circa il 40% delle diagnosi di cancro, che in Italia si stimano nell’ordine di 390.000 all’anno, oltre 1000 al giorno. Per questo motivo AIOM si è schierata a favore della campagna per ottenere dal Governo un drastico aumento delle accise sul tabacco, forse l’unica strategia che abbia dimostrato di ridurre in maniera efficace il numero di fumatori, come dimostrato dai dati CERGAS, con innegabili vantaggi per la salute dei cittadini. E, non ultimo, con notevoli risparmi per il SSN a cui si potrebbero anche destinare i ricavi derivanti dall’aumento delle accise” – commenta Francesco Perrone, Presidente AIOM.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 31 maggio, in tutto il mondo si celebra il World No Tobacco Day, istituito dall’OMS per sensibilizzare l’opinione pubblica sui pericoli del fumo e promuovere politiche efficaci di controllo. Il tema del 2025 – “Unmasking the Appeal” – punta a smascherare le strategie dell’industria del tabacco che, attraverso marketing, packaging e lobbying, continua a rendere “attraente” un prodotto letale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fondazione Umberto Veronesi ETS è da più di vent’anni quotidianamente impegnata nella lotta al fumo, anche attraverso attività di advocacy per sensibilizzare l’opinione pubblica e le Istituzioni sui danni causati dal tabagismo. Dal 2008 sul territorio nazionale sono stati realizzati progetti e iniziative dedicate alla dipendenza dal tabacco e ai danni del fumo di sigaretta, con attività educative e campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte a giovani ed adulti. Allo stesso tempo Fondazione sostiene il finanziamento alla ricerca scientifica d’eccellenza per migliorare la diagnosi e la cura dei tumori correlati al fumo e realizza attività di well being aziendale al fine di promuovere una cultura no-smoking per i dipendenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fondazione Veronesi è da sempre impegnata nella lotta al tabagismo grazie anche alle attività portate avanti dai membri del suo Comitato Scientifico per la lotta al fumo composto da: Roberto Boffi, Responsabile S.S.D. Pneumologia presso Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano; Stefano Centanni, Direttore Dipartimento Scienze della salute, Università degli Studi di Milano e Direttore UOC Pneumologia ASST Santi Paolo e Carlo di Milano; Giovanni Fattore, Professore Ordinario presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università Bocconi di Milano; Silvano Gallus, Responsabile Laboratorio di Epidemiologia degli Stili di Vita dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS di Milano; Sabrina Molinaro, Responsabile della Sezione di Epidemiologia e Ricerca sui Servizi Sanitari dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche; Elena Munarini, Psicologa e Psicoterapeuta del Centro Antifumo Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano; Francesco Perrone, Presidente AIOM; Direttore del Dipartimento Ricerca Traslazionale Unità Sperimentazioni Cliniche Istituto Nazionale Tumori – IRCCS Fondazione Pascale, Napoli; Licia Siracusano, U.O. Oncologia Medica e Ematologia e Referente del Centro Antifumo dell’Istituto Clinico Humanitas di Milano; Giulia Veronesi, Direttore Chirurgia Toracica Ospedale San Raffaele, Professore Ordinario Università Vita e Salute San Raffaele di Milano.</p>
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		<title>Tumori: in Italia servono più di 14 mesi per accedere ai nuovi farmaci</title>
		<link>https://psiconcologia.net/tumori-in-italia-servono-piu-di-14-mesi-per-accedere-ai-nuovi-farmaci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Psiconcologia.Net]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 May 2025 20:16:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bari, 23 maggio 2025 – I pazienti oncologici del nostro Paese, dopo l’autorizzazione dell’agenzia regolatoria europea (EMA), devono aspettare ancora 441 giorni, cioè più di 14 mesi, per accedere ai nuovi trattamenti anticancro. L’Italia è più rapida rispetto alla media europea, pari a ben 586 giorni, ma troppo lontana dalla Germania, il Paese più veloce,&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Bari, 23 maggio 2025 – I pazienti oncologici del nostro Paese, dopo l’autorizzazione dell’agenzia regolatoria europea (EMA), devono aspettare ancora 441 giorni, cioè più di 14 mesi, per accedere ai nuovi trattamenti anticancro. L’Italia è più rapida rispetto alla media europea, pari a ben 586 giorni, ma troppo lontana dalla Germania, il Paese più veloce, dove ne bastano 110. Non solo. A questi tempi molto lunghi, in Italia si aggiungono gli ostacoli ulteriori burocratici territoriali, determinati dall’inserimento delle nuove molecole anticancro nei Prontuari Terapeutici Regionali. Un esempio di disparità territoriali da risolvere quanto prima è quello del carcinoma della prostata. Il primo radioligando rimborsato per il trattamento del tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione, a distanza di quasi 3 mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’approvazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), non è ancora disponibile in tutte le 16 Regioni dotate di strutture abilitate a somministrarlo. Il Piemonte, infatti, non ha emanato la nota di riconoscimento dei centri prescrittori, con la grave conseguenza che i pazienti di questa Regione non possono accedere alla cura innovativa. È la denuncia dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) dal Convegno Nazionale “Cancer Research: from Chicago to Bari”, che si apre oggi nel capoluogo pugliese con l’obiettivo di analizzare i più importanti progressi della ricerca scientifica contro il cancro emersi dal Congresso dell’American Association for Cancer Research (AACR), che si è svolto recentemente a Chicago.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“L’innovazione porta davvero benefici se è garantita equamente a tutti i pazienti – spiega Francesco Perrone, Presidente AIOM -. Quando un oncologo, nel rispetto dei ‘paletti’ prescrittivi imposti da AIFA, richiede un trattamento, andrebbero evitate lungaggini burocratiche e ulteriori valutazioni locali, talvolta istituite per controllare la spesa farmaceutica, ma che rischiano di avere conseguenze negative sui tempi di accesso al farmaco, nonché sul carico di lavoro del professionista. La nostra società scientifica più volte ha ribadito la necessità di eliminare i Prontuari Terapeutici Regionali ed Ospedalieri che, di fatto, causano ritardi e disparità nell’accesso alle cure. Inoltre, come ha evidenziato il Presidente di AIFA, Robert Nisticò, è arrivato il momento di ragionare su meccanismi di ‘accesso precoce’ alle terapie innovative”.<br>“La terapia con radioligandi – continua il Presidente Perrone – è uno degli esempi più promettenti della medicina di precisione, che individua strategie di intervento sempre più mirate, efficaci e sicure. I pazienti con tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione, che hanno già ricevuto diverse linee di terapia, sono caratterizzati da una sopravvivenza limitata e non possono aspettare che vengano risolti i nodi burocratici a livello locale. Il ‘fattore tempo’ è cruciale nella cura del cancro e siamo preoccupati per questi ritardi in alcune aree del Paese”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tumore della prostata è il più frequente nella popolazione maschile del nostro Paese, con quasi 40.200 nuove diagnosi stimate nel 2024. Il 3 marzo 2025 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la decisione di AIFA di rimborsare Lutetium (177Lu) vipivotide tetraxetan nei pazienti affetti da carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione progressivo, positivo all’antigene di membrana specifico della prostata (PSMA), che sono stati trattati con inibitore della via del recettore degli androgeni e chemioterapia a base di docetaxel e cabazitaxel o che non sono candidabili a cabazitaxel.<br>“Oggi un paziente che risiede in Piemonte, se vuole accedere al nuovo trattamento, deve recarsi in centri abilitati di altre Regioni – afferma Massimo Di Maio, Presidente eletto AIOM -, e tra l’altro spesso la persona con questa neoplasia in stadio avanzato è anziana e fragile, per cui ha difficoltà a spostarsi. La soluzione non può essere rappresentata dal rimborso del farmaco fuori Regione. Inoltre, i centri possono avere difficoltà a soddisfare il fabbisogno ‘interno’ di questa terapia e talvolta non riescono a farsi carico anche di malati provenienti da altri territori”. “In Piemonte, ad oggi, in attesa che anche altre medicine nucleari abbiano le caratteristiche idonee per somministrare questi farmaci – continua Massimo Di Maio –l’ospedale Mauriziano di Torino e quello di Alessandria sono dotati di strutture di medicina nucleare in grado di somministrare i radioligandi. Questi due centri dovranno curare anche pazienti provenienti da altri nosocomi piemontesi, non abilitati alla somministrazione di questo tipo di radiofarmaci. La definizione del percorso di questi pazienti è un aspetto organizzativo che, però, ad oggi non può essere concretamente affrontato perché manca ancora la delibera regionale di autorizzazione dei centri prescrittori. I pazienti del Piemonte non possono avere accesso al nuovo farmaco a causa di ostacoli burocratici, non clinici, visto che AIFA ha approvato da quasi tre mesi la rimborsabilità della terapia”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“I radioligandi – conclude il Presidente Perrone – costituiscono una nuova frontiera dell’innovazione in oncologia e possiedono le potenzialità per essere impiegati in numerosi tipi di tumori e in diversi momenti di evoluzione di una stessa neoplasia. Inizialmente, i radioligandi hanno dimostrato di essere efficaci nei tumori neuroendocrini, ma il numero di pazienti oncologici con le caratteristiche per trarre benefici da questa cura è destinato ad aumentare in seguito alla disponibilità nel carcinoma prostatico, una delle neoplasie più frequenti. Pertanto, è importante che aumenti il numero di strutture di Medicina Nucleare in grado di erogare questi trattamenti. Non solo. Poiché la terapia con radioligandi non potrà essere disponibile in tutti gli ospedali, è fondamentale che i team multidisciplinari dei centri periferici siano messi in condizione di lavorare quanto più possibile a stretto contatto con l’expertise centrale delle strutture che potranno prendere in carico i pazienti per i trattamenti”.</p>
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